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Diritto alla privacy o diritto alla Salute? Il contact-tracing ai tempi di COVID-19 al servizio della sanità. Ora anche in Italia

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Scritto da Alessia Paradiso

Numerosi team di esperti in ricerca medica e bioetica supportano ormai da più di due mesi i governi europei (e non solo) nell’investigazione di soluzioni e fattibilità di app per dispositivi mobili a sostegno della lotta contro il coronavirus, per la tracciabilità immediata dei contatti. Se tali soluzioni saranno distribuite rapidamente e su larga scala, gli esperti in malattie infettive ritengono che un’app di questo tipo possa contribuire in modo davvero significativo a contenere e quindi mitigare la diffusione di SARS-CoV-2, spegnendo in tempo nuovi possibili focolai di contagio, salvando vite e rilassando i sistemi sanitari nazionali.

I soggetti ad alto rischio infezione, ovvero coloro che hanno avuto contatti ravvicinati con persone risultate positive a COVID-19, verrebbero notificati via app con una serie di alert suggerendo loro l’auto-isolamento e quindi la procedura completa da seguire.

Il modello matematico che utilizza la geo-localizzazione

Un team multidisciplinare dell’Università di Oxford ha iniziato a fornire ai governi europei, Regno Unito incluso, prove a supporto della fattibilità dello sviluppo di un’app mobile di tracciamento dei contatti, basata su un sistema di geo-localizzazione. Le linee guida attuali richiedono che tale tracciamento, affinché possa ritenersi efficace, risulti pressoché immediato e che la app sia rigorosamente implementata con appropriate considerazioni etiche. Si raccomanda quindi che l’applicazione mobile faccia parte di una strategia integrata di controllo del coronavirus: da un lato l’identificazione di persone infette, dall’altro i loro recenti contatti da persona a persona.

Il gruppo di esperti ha elaborato e sviluppato una simulazione epidemica individuale per consentire quindi ad epidemiologi, sviluppatori di applicazioni e responsabili delle istituzioni di confrontare una varietà di algoritmi per la tracciabilità dei contatti digitali, con diversi presupposti sull’epidemia, sulla tecnologia, sulla demografia e sul coinvolgimento degli utenti. Il modello di partenza è fruibile e accessibile qui. Per i più curiosi, è disponibile una dashboard interattiva del modello matematico su cui si basa il digital contact-tracing per SARS-CoV-2.

I risultati dello studio, pubblicato recentemente sulla rivista scientifica Science, confermano che più della metà della popolazione di una nazione dovrebbe utilizzare tale applicativo affinché funzioni. Se con l’aiuto dell’app la maggior parte degli individui si ponesse in auto-isolamento al mostrare i primi sintomi, e la maggior parte dei loro contatti potesse essere rintracciata, la possibilità di fermare l’epidemia diventerebbe sempre più concreta e vicina.

Schema della traccia dei contatti COVID-19 basata su app. I contatti dei singoli A (e di tutti gli individui che utilizzano l’app) vengono tracciati utilizzando la co-localizzazione GPS con altri utenti dell’app, integrata da eventuale scansione dei codici QR visualizzati su servizi pubblici ad alto traffico in cui il GPS è troppo approssimativo. L’individuo A richiede un test SARS-COV-2 (utilizzando l’app) e il risultato positivo del test innesca una notifica istantanea agli individui che sono stati in stretto contatto. L’app consiglia l’isolamento per il caso (individuo A) e la quarantena dei loro contatti.

L’approccio deve essere quindi integrato in un programma nazionale e nel tessuto sociale di ogni paese. Inoltre, per una mappatura efficiente (ma anche e soprattutto efficace), almeno il 60% della popolazione dovrebbe attivamente usare questo strumento.

La sfida attuale è l’implementazione in sicurezza, in termini di privacy, del contact-tracing. Questo è cio che Paesi come Regno Unito ed Italia hanno iniziato a pianificare. La sostanziale differenza tra i due Paesi, però, è la tecnologia su cui il contact-tracing si baserà: GPS nel primo caso, Bluetooth nel secondo. La strategia è comune: individuazione e mappatura contatti.

Epidemiologici e sviluppatori di app stanno basando le loro prossime mosse verso un algoritmo bluetooth-based al posto della geo-localizzazione, a maggior tutela della privacy e secondo le nuove norme UE

La situazione in Europa

Alice e Bob non si conoscono, ma hanno avuto una conversazione per 10 minuti. Qualche giorno dopo a Bob viene diagnosticato COVID-19; inserisce i dati nell’app dell’Autorità Sanitaria Pubblica. Gli smartphone di Alice e Bob si scambiano beacon identificativi anonimi (che cambiano frequentemente) che preservano la privacy. Col consenso di Bob, il suo telefono invia gli ultimi 14 giorni di chiavi per i suoi beacon di trasmissione al server. Il telefono di Alice scarica periodicamente dal server tutte le chiavi di trasmissione beacon positive e trova una corrispondenza con i beacon identificativi anonimi di Bob memorizzati localmente. Il telefono di alice riceve una notifica e può quindi ottenere maggiori informazioni dall’Autorità Sanitaria pubblica sulle misure da adottare.

Apple/Google credits

Questo l’esempio portato da Apple e Google, che rispondono in sinergia con soluzioni basate però sullo standard di trasmissione dati bluetooth. Più privacy dunque, grazie a codici crittografati anonimi temporanei che vengono scambiati tra dispositivi di persone venute a contatto, con segnalazione nel caso di avvenuta esposizione ad un caso COVID-19 confermato. Il modello proposto, “decentralizzato”, prevede che i codici anonimi siano generati direttamente dai dispositivi mobili e non dai server, rendendoli potenzialmente meno identificabili.

Non solo Apple e Google sono all’opera per l’individuazione e lo sviluppo di tools digitali per il contenimento della pandemia. Lo stesso team di Oxford ha simulato un sistema che si basa sulle letture esclusiva di segnali Bluetooth. Ciò è stato fatto per fornire agli utenti una maggiore privacy, che a sua volta potrebbe incoraggiare l’adozione di tale tecnologia.

In figura: schema rappresentativo di come un algoritmo bluetooth-based traccerebbe i contatti con persone positive al coronavirus.

L’Italia dove si piazza? Immuni: via libera alla app per smartphone nella gestione della “Fase 2” dell’epidemia

La strategia italiana è ad oggi chiara. Il contact-tracing per COVID-19 avrà un duplice scopo: rintracciare gli spostamenti e creare un registro di salute per la popolazione. Come? Via Bluetooth, nel pieno rispetto delle normative UE sulla privacy, tracciando i contagi per spegnere nuovi focolai.

Si comincia a fare sul serio dopo l’accordo con il Governo. Il ministro dell’innovazione Paola Pisano ha insediato una commissione che ha individuato l’applicazione. Il commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, Domenico Arcuri, ha firmato l’ordinanza per la stipula del contratto con la società Bending Spoons, in collaborazione col Centro Sant’Agostino e la società di marketing Jakala.

L’applicazione, Immuni, potrebbe essere una svolta nella gestione della pandemia, a patto che almeno il 60-65% dei cittadini italiani accettino di scaricarla e utilizzarla attivamente.

Si potranno così ricostruire i movimenti di una persona risultata positiva, rilevare ed avvertire tutti coloro con cui è entrata in contatto entro 1 metro di distanza (le cosiddette persone a rischio contagio) rendendone più facile l’isolamento. Se, a loro volta, hanno scaricato l’applicazione sul proprio smartphone. Allo stesso tempo, l’altra funzione dell’app Immuni è il diario clinico, contenente le informazioni sulla salute dell’utente, da aggiornare indicando tipo e gravità di sintomi riscontrati.

È questa la funzione fondamentale di Immuni. Se sostenuta da un adeguato numero di tamponi, potrà effettivamente aiutare a contenere la pandemia sul nostro territorio.

Nei piani del commissario Arcuri, un avvio graduale con una prima sperimentazione in regioni pilota e in contesti aziendali come quello della realtà Ferrari a Maranello, per arrivare ad un lancio ufficiale verso fine maggio. Non sono ancora stati resi pubblici i dettagli di funzionamento specifici dell’applicazione: come si verrà notificati in caso di avvenuto contatto con un positivo (SMS? alert?) e di conservazione dati (cloud? server fisici?).

Le agenzie nazionali di protezione della salute potrebbero usare le app di contact-tracing per popolare e mappare dati cartografici anonimi. Il che potrebbe contribuire a ridurre la trasmissione.

Garantire la privacy di chi accetterà di partecipare attivamente alla ricostruzione del percorso della malattia è il nodo principale, e quindi imprescindibile, alla base di questo progetto digitale a scala nazionale. L’applicazione, come già anticipato in precedenza, conserverà sul telefono del proprietario la lista dei codici identificativi anonimi degli altri smartphone ravvicinati. Immuni seguirà infatti il modello decentralizzato di Apple e Google.

Ora tocca al Governo che, prima del lancio definitivo della piattaforma, dovrà procedere con un’ultima valutazione delle caratteristiche tecniche. Per far funzionare il progetto, si devono infatti definire tutti i parametri di privacy e le modalità interazione con gli utenti. La app dovrà essere inserita nel contesto di una strategia più generale e nelle leggi italiane.

Il contesto in cui si muove Immuni

Si tratterà di un contratto no profit tra Governo e Bending Spoons, società fondata da 4 italiani e 1 polacco che studiavano in Danimarca, ora prima in Italia e tra le top rated nel ranking mondiale per la produzione e lo sviluppo di app. L’azienda si è impegnata a cedere gratuitamente la licenza d’uso del software e l’appalto di servizio per gli aggiornamenti e la gestione nei prossimi mesi.

Diritto alla Privacy o Diritto alla Salute?

Immuni è uno strumento necessario per affrontare una situazione complessa in un mondo digitalizzato e sempre connesso. Uno strumento che ha a che fare anche con la non facile ricerca di un punto di equilibrio tra diritto alla privacy e diritto alla salute.

Il nodo da sciogliere è infatti articolato. Bending Spoons, però, dal canto suo fa parte del consorzio PEPP-PT (Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing), organizzazione no-profit con sede in Svizzera che comprende oltre 130 tra scienziati, tecnici ed esperti di 8 nazioni europee.

  • Obiettivo? Tracciare i cittadini europei senza intaccarne la privacy, per sconfiggere la diffusione del coronavirus.
  • Come? Attraverso tecnologie Bluetooth standardizzate ed in linea con le politiche e le normative europee.

A quanto pare, quindi, Immuni verrà presa come modello e anche da paesi come l’Olanda, dove ad oggi nessuna delle app di tracciamento e contenimento di COVID-19 proposte al Ministero della Salute è riuscita a soddisfare appieno i criteri di privacy e sicurezza. Le app proposte, infatti, soddisfano criteri base come anonimato, trasparenza ed accuratezza, ma non quelli chiave come minimizzazione ed anonimato dei dati, per evitare un identificativo del paziente o dei luoghi frequentati. L’Unione Europea, a tal riguardo, ha da poco indicato precise linee guida per quanto riguarda lo sviluppo di tale strumento, ben riassunte da Wired Italia.


Fonti e bibliografia
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Informazioni autore

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Alessia Paradiso

Ricercatrice in fuga.
Conseguita la laurea magistrale in Ingegneria Biomedica al Politecnico di Torino, prosegue con un Dottorato in Biomateriali fuori patria. Appassionata di informazione, mantiene un sguardo completo sul mondo biomedico con tanta curiosità.

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