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Tecnologie di supporto

Intervista ai giovani startupper del progetto Bloomia: dalla vittoria all’InnovactionLab 2015 al lancio nel mercato

Scritto da Lilly Meccariello

InnovactionLab offre un percorso formativo gratuito all’interno del quale 120 candidati con background accademici differenti, organizzati in team da quattro persone, devono elaborare un’idea innovativa e sviluppare un progetto imprenditoriale fino a presentarlo ad una platea di possibili investitori. Non si accede alla competizione per “team”, ma ogni candidato viene selezionato singolarmente e le squadre si formeranno una volta entrati nel merito del corso.

Così inizia la storia di Benedetto Buratti, Gabriele Sedda e Giacomo Travaglini. Non c’è nessun garage mitologico o amicizia di vecchia data, ma ciò non ha reso la loro collaborazione meno interessante. Benedetto e Gabriele entreranno a far parte dello stesso team e vinceranno la competizione grazie all’idea di MEMiO, un dispenser smart di farmaci, pronto a irrompere nel mercato dell’assistenza geriatrica.

Concluso InnovactionLab iniziano i primi cambiamenti: Benedetto e Gabriele decidono di non proseguire il percorso con gli altri membri del team e alla squadra si aggiunge Giacomo, loro avversario durante la competizione. MEMiO diventa Bloomia,il nome cambia ma l’idea tecnologica resta esattamente la stessa.

Bloomia compone la giusta dose di farmaci che l’utente deve assumere, la rende disponibile al momento opportuno, e invia al tutore dell’anziano una notifica di avvenuta o mancata assunzione.
Il prodotto completo attualmente comprende:

  • il dispenser contenente i farmaci (suddivisi in appositi compartimenti separati)
  • un reminder indossabile, che ricorda all’anziano di assumere il farmaco
  • un’applicazione per smartphone grazie alla quale il tutore può impostare la cura e accertarsi dell’avvenuta somministrazione del farmaco.

 

Conosciamo meglio il team di Bloomia

 

Img20150625-h00_2805Benedetto è il più giovane dei tre, ha 22 anni e una laurea triennale in Ingegneria Automatica. Oltre ad essere il CEO di Bloomia e a lavorare sul software del dispositivo, è anche il protagonista, grazie alla sua spiccata presenza, dei video promozionali.

Gabriele, classe 1987, è il responsabile dell’organizzazione, realizzazione e montaggio dei video, della promozione su social e dello studio di campagna marketing e di fundraising: è l’unico nel team ad avere un background economico alle spalle e una collezione di diversificate esperienze lavorative.

Giacomo, 25 anni e una laurea magistrale in Ingegneria Elettronica da conquistare a Luglio. A lui spetta il compito di sviluppare il prototipo hardware, e al momento dell’intervista si sta occupando della progettazione del dispositivo wearable.


La nostra intervista

 

Com’è nata l’idea di Bloomia?

Benedetto: Come tutte le migliori idee è nata la sera prima della consegna. Alle tre di notte il lampo di genio: ho pensato a mia nonna, alle difficoltà nell’autosomministrarsi le dosi di medicinali e a quanto mia madre ne fosse angosciata. Abbiamo fatto delle ricerche preliminari e abbiamo scoperto che era un mercato ancora inesplorato.

Gabriele: Una buona idea nasce da un esperienza personale, da un problema che ti tocca da vicino.

Tutte le idee presentate erano valide e con una forte identità innovativa. Penso a WallFarm o PassParYou. Vi siete chiesti perché siete stati voi a vincere?

Benedetto: Se parliamo di WallFarm mi tocchi sul vivo, a me l’idea loro piace e inizialmente puntavo a fare qualcosa di simile, anche se mi rendo conto che si tratta di un mercato di nicchia. La scelta del vincitore nasce anche dal momento. Sei giudicato da una giuria di investitori che non conosce il percorso fatto a InnovactionLab. Si siedono, ascoltano il pitch e tu devi riuscire a fare colpo in quell’istante. C’è da dire che il giorno prima abbiamo lanciato un video divenuto virale (5000 visualizzazioni in 24 h), retweettato dagli organizzatori, e ciò ha fatto in modo che almeno la parte italiana della giuria conoscesse in anticipo il nostro progetto.

La presentazione è solo la prima facciata, poi scavi e ci sono altre mille cose da fare: non conta solo quello che fai, ma come lo fai e come lo vendi, e noi siamo stati bravi in quello. Al posto dell’elevator pitch abbiamo creato il metro pitch, che è diventato anche trend il giorno prima. E il tutto a costo zero.

Cos’è il metro pitch?

Gabriele: Benedetto doveva pitchare di fronte a una platea internazionale, a me piace sfruttare la potenza dell’immagine, da qui l’idea di lui che espone il pitch in metro, davanti a persone imbruttite dopo una giornata di lavoro, isterici e  stanchi.

Cosa ha in più Bloomia rispetto ad altri dispositivi simili?

Gabriele: E’ il dispositivo a comporre la dose, cosa che non accade nei nostri competitor. Negli altri dispenser sei tu a dover settare le dosi. Con Bloomia basta svuotare ogni farmaco nel corrispondente box, sarà il dispositivo a comporre la dose che il tutore ha in precedenza settato tramite app. Il dispositivo, comunque, è ancora in via di progettazione, per cui ci sono ancora altre varianti tecniche che possono entrare in gioco.

Qual è il vostro business plan?

Gabriele: Punteremo al crowdfunding e a trovare investitori. Un investitore mette a disposizione risorse economiche che non troveremmo altrove. Al primo round LUISS EnLabs ti finanzia con 30.000 euro, ma se hai un progetto hardware è dura far rientrare tutto.

Avete pensato al prezzo?

Gabriele: Ci abbiamo riflettutto a lungo, al momento si aggira sui 179 euro.

Benedetto: Siamo già in contatto con realtà produttive, una volta completato il software e l’hardware inizieremo la produzione. Imporre un certo prezzo ti permette di affidarti ad aziende con competenze maggiori, ed è tutto per un prodotto del genere. Non bado a spese per un dispositivo a cui affido le cure di un mio caro.  Si tratta di un oggetto dal design curato, realizzato con materiali costosi e poi ci sono i costi di produzione. C’è un lavoro teso a garantire sicurezza.

Avete già pronto un prototipo hardware?

Giacomo: Stiamo lavorando all’mvp (minum viable product). L’idea delle start up non è di uscire subito con un prodotto finito, ma realizzare un primo prototipo, catturare fette di mercato, attirare investimenti e poi lanciare il prodotto vero e proprio.
Il dispositivo ultimo sarà il dispenser di pillole, come mvp per fine giugno uscirà una versione beta del wearable e contemporaneamente stiamo lavorando all’applicazione. Io sto curando la parte hardware del braccialetto e Benedetto la parte software. L’idea è di sfruttare il periodo estivo, ossia il momento in cui i figli si sentono più appesantiti dall’idea di lasciare i genitori da soli. Vorremmo spingere all’uso del weareble durante il mese di agosto, sarà una beta-test privato e gratuito, o al massimo col rimborso spese.

Gabriele: Non siamo ancora pronti per la vendita perchè non abbiamo le carte in regola. C’è un iter certificativo lungo e soprattutto delicato.

Chi si occupa della campagna marketing? Busserete alle porte?

Gabriele: In questa fase devi improvvisare, ma se hai voglia di metterti in gioco i risultati si vedono. In futuro diventerà tutto più complesso e diventa tutto più tecnico quando ti trasformi in una start up internazionale ma per adesso ci basta essere famosi nel Lazio. …(ci pensa un pò su, ridendo) giusto, come se fosse facile!

Adesso il mercato dell’Health-Care cattura molta attenzione e finanziamenti. E’ il momento giusto.

Perché avete iniziato con una start up? Unica alternativa all’assenza di lavoro o passione dai tempi universitari?

Giacomo: Io non conoscevo l’ambito delle start up. Un mio amicò mi parlò di InnovactionLab, inviammo entrambi l’applicatione: lui non è stato accettato e io sono entrato.

Gabriele: Io sono laureato in economia. Conoscevo già la realtà start up, la mia ragazza ci lavora. Mi ha sempre incuriosito il mondo dell’innovazione. Ho saputo di InnovactionLab appena tornato da un’esperienza lavorativa in Portogallo e ho colto l’occasione, ho inviato la domanda e sono stato accettato. Non è stata una scelta obbligata “devo fare assolutamente la mia start up” ma ora che ci sto dentro ho scoperto che mi piace questo mondo. Devi avere sempre voglia di imparare e saper fare un pò di tutto.

Cosa avete imparato da InnovactionLab?

Giacomo: Prima il mondo delle start up era un mondo che non conoscevo, ora che ci sono dentro posso dire di aver capito una cosa importante: la maggior parte delle persone ha un ‘idea in cantiere ma non ne parla con nessuno per paura che se la freghino. La differenza tra avere un progetto e metterlo in pratica è avere il coraggio di condividerlo con altre persone,di ricevere feedback.

Gabriele: Vale molto di più il feedback di tante persone che il rischio che qualcuno possa sviluppare la tua idea.

A settembre vi aspetta New York e 10 giorni di sessioni con investitori.  Avete già pensato a cosa dire?

Benedetto: Per ora stiamo ancora sognando… Ci stiamo concentrando sullo sviluppo del wearable e a portare avanti il dispositivo.

Giacomo: Agli investitori dovremmo spiegare cosa abbiamo fatto. Benedetto è bravo a catalizzare l’attenzione ma deve esserci un lavoro concreto dietro.

Dove vi immaginate il futuro? Mito di emigrare all’estero o restare in Italia? 

Gabriele: Se potessi scegliere, opterei per l’ambiente per me più stimolante, e in Italia ci sono realtà stimolanti. Non conoscendo quelle estere posso parlare solo per sentito dire, ma sarei contento di essere accelerato a Roma. Se banalmente dovessi scegliere tra Roma e la Silicon Valley mi informerei parecchio, ci penserei un pò.

Benedetto: Qui le start up sono ancora la novità, mentre in America sono lo standard. E’ come un americano che viene qui a fare le pizze, e sei non sei bravo…
Io sono un sostenitore non solo dell’Italia, ma del Mediterraneo in generale. Qualsiasi sia il futuro, anche se dovessimo spostarci fuori, mi piacerebbe riportare qui la ricchezza di quel che abbiamo realizzato. Con tutti i limiti, preferisco la nostra cultura.

Un’ultima domanda: qual è l’ostacolo più forte che vi siete ritrovati ad affrontare?

Gabriele: Finora nessun ostacolo è stato tale da farci pensare “Adesso mollo”. Io ero alla ricerca di qualcosa di simile, per quanto faticoso è anche tutto divertente.

Benedetto: Senza voler filosofeggiare, credo che l’ostacolo maggiore siamo noi. Se hai fiducia nelle tue capacità e in quelle del tuo team vai avanti. InnovactionLab, anche se realizzi tutto in autonomia, ti prepara un sentiero. Finito il percorso resti da solo. Il momento più difficile lo stiamo vivendo adesso, cercando di rispondere a domande come: “Quali sono le priorità? Cosa dobbiamo fare? Cosa interessa gli investitori? Come trovare investitori?”. L’ostacolo da qui in poi sarà far bene le cose.


 

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Informazioni autore

Lilly Meccariello

Studentessa di Ingegneria Biomedica.
Nutro una profonda passione per il mondo delle start up e seguo con curiosità tutte le innovazioni tecnologiche nel campo dell’health-care.
Credo che l’informazione sia la nostra più grande risorsa.

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