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Ladri del DNA: la nostra sicurezza va difesa dai bioterroristi

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Scritto da Giustina Di Donato

Secondo un gruppo di ricercatori californiani è possibile rubare il DNA grazie alle onde sonore emesse dai dispositivi che vengono utilizzati nei laboratori. La nostra privacy è in pericolo e va difesa.

Ogni giorno gettiamo i nostri dati online inconsapevoli degli innumerevoli rischi che corriamo esponendoci così tanto in rete. Internet sa chi siamo, cosa facciamo, cosa mangiamo, conosce precisamente ogni nostro gusto, ogni nostra “wish list”, sa persino dove siamo stati nell’ultima ora ed ogni volta che accettiamo le condizioni di utilizzo di qualsiasi sito web perdiamo l’identità che non è più “nostra” ma diventa dell’intero mondo online. Non sono mancati episodi in cui grandi social Network si sono ritrovati coinvolti in inchieste che vedevano la vendita delle informazioni personali di milioni di utenti per scopi politici e pubblicitari.

Altri dati personali potrebbero, però, essere rubati in maniera diversa, a volte senza nemmeno il nostro volere e consenso.

Ciò che tempo fa sembrava essere un problema non concreto o non verificabile pare essere in realtà una minaccia che potrebbe coinvolgere diversi laboratori e settori della genetica. Mohammad Al Faruque, ingegnere e professore presso l’Università della California Irvine insieme al suo team ha posto l’accento su un problema reale e molto spesso ignorato dalle grande aziende.

Il professore Al Faruque e il suo team

Il team ha progettato un algoritmo in grado di individuare la combinazione del DNA attraverso le onde sonore emanate dal dispositivo che permette la sintesi del DNA. I ricercatori hanno provato la loro tesi spiando l’ Applied Biosystems 3400 Dna Synthesizer, un particolare macchinario usato per modificare o costruire delle molecole di DNA che contengono particolari sequenze di nucleotidi, utilizzato soprattutto per riparare le sezioni danneggiate e rimpiazzarle con un nuovo frammento di  DNA.

Il professore e il suo team hanno portato i risultati del loro studio a San Diego durante il “Network and Distributed Systems Security Symposium“, cercando di convincere gli ingegneri presenti che la sicurezza dei bio-strumenti che progettano non è un gioco ed è fondamentale per tutelare i cittadini.

Il suono è il principale problema delle macchine. Qualsiasi tipo di emissione della macchina – campi elettrici , emissione di calore , vibrazioni – possono dare ai ladri informazioni molto interessanti sull’individuo o su nuove specie batteriche.

spiega Al Faruque

La facilità con cui è possibile rubare l’intero genoma di una persona è impressionante: occorre un registratore da posizionare vicino Dna Synthesizer , registrare ed analizzare le onde sonore tramite un algoritmo capace di eliminare i brusii di sottofondo lasciando inalterato il suono del DNA. Rubare l’intero corredo genetico di una persona sembra così facile e soprattutto realizzabile da suscitare le reazioni dei capi delle varie aziende leader del settore come: Emily Leproust CEO di Twist Bioscience -una nota azienda che produce DNA sintetico- sostiene che i problemi posti dal professore e dal suo team siano fantascientifici, irrealizzabili nel mondo reale:

Ogni macchinario produce milioni di oligonucleotidi al minuto, è davvero difficile individuare acusticamente la sequenza dei nucleotidi.

Sulla stessa linea di pensiero è Barry Canton , cofondatore di Ginko Bioworks azienda specializzata nell’uso dell’ingegneria genetica per produrre batteri con applicazione industriale , sottolineando anch’egli che la moltitudine di “rumori di sottofondo” emessi dai macchinari potrebbero tranquillamente sviare qualsiasi bioterrorista a caccia di identità.

L’obiettivo del professore californiano ha un radice molto più profonda e meno accademica di quello che si possa pensare , il suo scopo è quello di responsabilizzare gli ingegneri che progettano i bio-strumenti rendendoli coscienti delle carenze dei propri macchinari , facendo presente un rischio che per quanto fantascientifico possa sembrare , è in verità una minaccia per la privacy di tutti.

Il DNA sintetico e perchè rubarlo

Il Dna si trova all’interno di ogni cellula del corpo umano e contiene le informazioni genetiche necessarie alla sintesi dell’RNA e delle proteine che sono indispensabili per gli esseri viventi. E’ come una sorta di grande database-a doppia elica- che preserva chi siamo , è la nostra identità scritta nella disposizione di quattro basi azotate disposte in sequenza di diversa lunghezza il cui ordine è importante.

La sintesi del Dna è la copia di un pezzo di DNA in una cellula prima che quest’ultima si divida . E’ un processo naturale ma che spesso viene replicato anche in via artificile nel laboratori permettendo ai ricercatori di parlare spesso di “vita sintetica” poichè negli organismi sintetici l’intero corredo genomico è totalmente rivoluzionato. Il settore dell’ingegneria genetica è finanziato da molte industrie -soprattutto quelle petrolifere che puntano alla creazione di biocarburanti grazie alla presenza di batteri modificati- ed è un campo in sviluppo. Il DNA Synthesizer utilizza metodi sviluppati dal Human Genome Project che sta cercando di avere una mappa dell’intero genoma umano , il macchinario è in grado di costruire molecole di DNA utilizzando solo un filamento . 

Il ruolo dell’ingegnere 

Il professore Al Faruque ha dato l’input per smuovere le coscienze di molti professionisti che progettano i dispositivi. La privacy va tutelata e i dispositivi che ogni giorno ci facilitano la vita quotidiana potrebbero però esporci a tal punto da diffondere chi siamo, cosa ci piace facendoci diventare semplicemente degli utenti e non degli esseri umani.  


Fonti :
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Giustina Di Donato

Studentessa al primo anno di Ingegneria Biomedica.
Da sempre, affascinata dall'idea di come la tecnologia, applicata alla vita reale, possa migliorarla sotto tutti i punti di vista.

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