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Tecnologie di supporto

Dalle maschere da sub ai respiratori polmonari: intervista al CEO di Isinnova Cristian Fracassi

Scritto da Gabriele Sisinna

Con la pandemia di COVID-19, la richiesta di dispositivi di protezione, dispositivi medici e di loro componenti è aumentata considerevolmente. Innovatori e maker di tutto il mondo stanno collaborando con ospedali e centri di ricerca per far fronte a questa carenza, grazie a prodotti stampati in 3D: maschere, ventilatori, connettori e chi più ne ha più ne metta. Tra questi un italiano, Cristian Fracassi, ormai famoso in tutto il mondo per una serie di iniziative per arginare e controllare la pandemia, come l’aver distribuito il file CAD che permette di trasformare una maschera da snorkeling in una respiratoria.

Noi abbiamo avuto il piacere di conoscerlo: di seguito la sua intervista.

Raccontaci un po’ di te Cristian, chi sei e cosa fai?

Mi chiamo Cristian, ho una Laurea in Ingegneria edile-architettura e un Dottorato in Ingegneria dei materiali. Successivamente ho conseguito un Master in Economia e ad oggi ho quattro aziende.

Fra queste c’è Isinnova, un’azienda di consulenza fondata assieme ad Alvise Mori che aiuta altre aziende a coltivare le proprie idee, nelle fasi di studio di fattibilità, progettazione, test, prototipo e brevetto. Ma abbiamo anche le nostre idee, che seguono appunto il medesimo processo. Ad esempio per Pharmadome, una delle aziende di cui sono CEO, abbiamo sviluppato un cerotto in silicone utile per il distanziamento della ferita dal bendaggio (Figura 1).

Figura 1 – SIMOPOD, primo prodotto di Pharmadome, che funge da distanziatore delle ferite, proteggendo la parte lesa da agenti esterni e permettendone l’aerazione e la somministrazione di farmaci.

Da scienziato ad imprenditore: come mai questa scelta?

Ho abbandonato l’ambito accademico perché volevo “andare più veloce”.

Ma non sono partito da solo. Sono stato affiancato per i primi due anni da un imprenditore navigato dal quale ho imparato il mestiere. Ad esempio, nel rapportarmi con i clienti, ho imparato che devi prima convincere e poi vendere, quindi ho acquisito una mentalità probabilmente diversa da quella di un ingegnere neolaureato.

Come ci si sente ad essere così famosi da un giorno all’altro e come state gestendo la fama?

Tutto è nato da una telefonata del Giornale di Brescia. Un ospedale aveva bisogno di stampare in 3D dei pezzi e ci siamo resi disponibili, ma non credevamo che la situazione si sarebbe evoluta in tal modo.
L’idea delle maschere da snorkeling è stata del dott. Renato Favero della ASST degli Spedali Civili di Brescia.

È stato tutto così improvviso che non abbiamo studiato un piano di sviluppo. Eravamo abituati a ricevere quattro o cinque richieste di collaborazione al giorno; successivamente al rilascio delle valvole Venturi stampate in 3D, usate per la regolazione del flusso di ossigeno (Figura 2), le richieste sono cresciute in maniera esponenziale.

Abbiamo filtrato e selezionato come prima cosa tutte le richieste provenienti da ospedali, dottori e chiunque fosse impegnato nella lotta al COVID-19. Siamo stati contattati anche dal New York Times, e il nostro sito ha iniziato a crashare dall’enorme quantità di visitatori che volevano scaricare il file per le valvole da stampare in 3D!

Figura 2 – Fase di stampa delle valvole di Venturi, presso il laboratorio di Isinnova.

Come vi siete destreggiati nella regolamentazione?

Gli aspetti normativi sono quelli che ci hanno portato alla decisione di non condividere il file della valvola Venturi perché richiedeva una stampa molto precisa: all’interno dei canali in cui doveva passare l’ossigeno ci sono parti con un diametro di 0.6 mm, poco più di capello, e l’utente medio non ha a disposizione una tecnologia di stampa ad alta precisione, per cui abbiamo deciso di limitare l’accesso al file.

Per quanto riguardo la maschera da sub, adattata a respiratore con una valvola Charlotte, abbiamo studiato a livello legale come affrontare il problema assieme a più gruppi di avvocati, direttori sanitari, accademici e rappresentati delle regioni.
Ad oggi sono state stampate 15 mila maschere circa solo in Italia, che sono dal punto di vista funzionale perfette, e lo sono anche ergonomicamente in quanto già predisposte per l’applicazione sul volto.

Noi di Isinnova abbiamo compilato un fascicolo tecnico, contenente tutte le specifiche dimensionali, di pressione, etc., come richiesto dalla direttiva, ed alcune strutture ospedaliere stanno testando il dispositivo. Purtroppo però gli ospedali nel territorio lombardo sono impegnatissimi in questo momento a causa dell’alto numero di contagi, ed effettuare studi clinici è complicato.

Come ottenere una maschera respiratoria d’emergenza per la ventilazione assistita modificando una comune maschera da snorkeling.

Ci sembra di capire che nel vostro caso il network ha avuto un ruolo fondamentale nel favorire le iniziative di open innovation: come si costruisce un network così grande e solido?

La maggior parte dei nostri clienti è sempre stato nell’arco di 35 km. Quindi, il consiglio che mi sento di dare è quello di pensare locale, comprendere le necessità del territorio che ti circonda e successivamente allargare il raggio d’azione.

Nel caso degli ultimi progetti, il fatto che fossero anche gratuiti ha sicuramente influito sulla loro incredibile diffusione. Quando diventano a pagamento diventi uno come tanti, cioè un fornitore, e questo non fa notizia sui giornali.

Tra i vostri progetti futuri quello di portare la stampa 3D in contesti poveri di risorse. Come è nata questa idea e come pensi di procede?

“Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.”
Questo motto mi piace molto, e rispecchia ciò che è successo e che potrebbe succedere in futuro in ambito sanitario nei paesi in via di sviluppo.
O iniziamo a stampare e spedire per il mondo i pezzi di cui gli ospedali necessitano, oppure forniamo agli ospedali delle stampanti con le quali poter stampare i pezzi da sé. I pezzi possono essere disegnati, a partire dalle specifiche necessarie, da loro stessi o da un designer da qualsiasi parte del mondo.

Questo vale non solo per dispositivi utili nell’era del COVID, ma anche per device semplici e comuni come una stecca per il dito di un bambino in Mozambico. Avere una stampante ti permette di essere indipendente.
Questa nuova proposta si chiama ISI 3D – 4 The Future e si tratta di una raccolta fondi su GoFundMe per realizzare il nostro piano che consiste di due fasi: 1) acquisto e spedizione delle stampanti 3D e di kit di stampa e 2) realizzazione di una piattaforma online di scambio e aiuto, un network dove chi ha bisogno di qualcosa scrive la propria richiesta e chi può risponde e supporta la realizzazione del componente 3D.
Ad oggi abbiamo un network di più di 2800 maker disposti a collaborare gratuitamente in tutto il mondo.

Il caso dell’azienda Isinnova è solo un esempio di una realtà più vasta e organizzata di innovatori che si è mossa per trovare nuove soluzioni a problematiche attuali, accelerando le dinamiche di collaborazione, partnership e condivisione di idee in momenti di crisi come quello in cui ci troviamo.


Fonti e approfondimenti:
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Informazioni autore

Gabriele Sisinna

Laureato in Ingegneria Biomedica a Pisa. Attualmente studia Bionics Engineering presso l'Università di Pisa e la Scuola Superiore Sant'Anna. I suoi interessi includono stampa 3D, biorobotica, protesi artificiali, social robotics e neuroscienze.

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