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Tecnologie di supporto

Nanobatterie con ricarica wireless permetteranno di rivoluzionare il campo dei dispositivi impiantabili

Scritto da Cecilia Di Nardi

Il maggiore ingombro dei dispositivi impiantabili è ormai dovuto solamente alle batterie” mi è capitato di sentir dire nel corso di questi anni di studio.

Sembra ora che questo svantaggio possa essere superato grazie ad una ricerca dell’Università di Stanford. Infatti, un gruppo di scienziati ha impiantato un minuscolo pacemaker in un coniglio; questo dispositivo, grande quanto un chicco di riso, è stato poi ricaricato in modalità wireless.

 

Vi è la necessità di rendere questi dispositivi molto piccoli, in modo che possano essere facilmente impiantati nel corpo umano creando nuovi trattamenti per le malattie e per alleviare il dolore,” precisa Ada Poon, assistente universitario in Ingegneria Elettrica dell’Università di Stanford in America.

Una volta inserita la nanobatteria all’interno del corpo, sarà poi possibile ricaricarla mediante una piastra metallica mantenuta al di fuori del corpo, posata sulla superficie. Essa permette di inviare i campi elettromagnetici alla batteria sotto forma di fascio, in modo da incrementare la trasmissione di energia e senza creare danni ai tessuti attraversati dalle onde. Alla base di questa ricarica wireless in campo vicino vi è l’accoppiamento induttivo, utilizzando una struttura a due bobine.

Nanobatteria

Tuttavia, anche in questo modo, la potenza trasmessa al dispositivo è pari a soltanto un quarto di quanto è necessario per alimentare un pacemaker umano. Ad oggi, infatti, i pacemaker moderni hanno una batteria che può durare anche dieci anni.
Nel caso in cui queste ricerche abbiano successo e possano essere applicate anche sugli uomini, sarebbero innumerevoli le applicazioni che potrebbero avere: a partire dalla stimolazione elettrica di nervi ben precisi per il trattamento di epilessia o dolore cronico, fino al trattamento della sordità con gli impianti cocleari.

Ci auguriamo dunque che questa tecnologia fornisca un percorso verso un nuovo tipo di medicina, tale da permettere ai medici di curare le malattie anche con l’elettronica (microimpianti e sensori all’interno del corpo) e non solo con i farmaci.

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Informazioni autore

Cecilia Di Nardi

Studentessa di Ingegneria Biomedica presso l’Università degli Studi Roma Tre (corso magistrale), laureata in Ingegneria Elettronica (corso triennale).

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