In Italia, circa il 76% delle donne dichiara di aver vissuto qualche forma di violenza ostetrica durante il primo parto: un dato che spinge la comunità scientifica a migliorare sicurezza, trasparenza e qualità dell’assistenza. Oggi esiste una tecnologia capace di eseguire scansioni 2D e 3D intuitive e rapide, fornendo parametri fondamentali del travaglio in modo oggettivo e immediatamente misurabile. Utilizzata quasi esclusivamente nelle situazioni d’emergenza, ora è disponibile anche per l’impiego routinario. Si tratta infatti di un sistema ancora poco diffuso ma potenzialmente rivoluzionario, che riduce la dipendenza dall’esperienza del singolo operatore e apre la strada a un’assistenza al parto più standardizzata, sicura e rispettosa.
Ecografia intraparto: perchè è importante
Uno studio dell’Università degli Studi di Urbino, coordinato dalla prof.ssa Lucia Ponti e riportato su Repubblica (2024), ha rilevato che circa il 76% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito almeno una forma di violenza ostetrica.
Un valido strumento per ridurre interventi invasivi e aumentare la sicurezza delle partorienti è l’ecografia intraparto. Tradizionalmente, per valutare la posizione della testa fetale si ricorre all’esplorazione vaginale, che presenta però dei limiti importanti, come la scarsa precisione, la forte variabilità legata all’esperienza dell’operatore e l’invasività per la partoriente. L’ecografia durante il travaglio, al contrario, consente una valutazione più accurata. Le linee guida internazionali (ISUOG) ne raccomandano l’utilizzo quando il travaglio non procede come previsto o prima di un parto operativo, come l’uso di ventosa o forcipe.
Tipologie e scopi
Durante il travaglio e il parto, l’ecografia serve per valutare la progressione della testa fetale, la rotazione e la discesa nel canale del parto. Le due metodiche principali sono l’ecografia transperineale (o translabiale) e l’ecografia transaddominale, che si differenziano tra loro per il posizionamento della sonda, gli obiettivi clinici e le informazioni ottenute.
L’ecografia transaddominale viene eseguita appoggiando la sonda sull’addome materno e consente di visualizzare la posizione della testa del feto, il grado di flessione o estensione, l’orientamento dell’occipite e la presentazione fetale. È particolarmente utile per valutare l’allineamento della testa rispetto all’asse pelvico e per confermare se la posizione è favorevole a un parto vaginale, offrendo una visione più globale delle strutture fetali e pelviche. Tuttavia, non permette di misurare con precisione la discesa della testa nel canale del parto.
Per questo, durante la fase espulsiva, viene preferita l’ecografia transperineale (o translabiale), che si esegue appoggiando la sonda sul perineo materno, con la vescica vuota. Questa metodica è in grado di misurare due parametri oggettivi e riproducibili: l’angolo di progressione (AoP), cioè l’angolo formato tra l’asse della sinfisi pubica e la tangente al margine anteriore della testa fetale, e la distanza testa-perineo (HPD), ovvero la distanza tra la cute perineale e la parte più bassa della testa del bambino.
Un aumento dell’angolo di progressione e una riduzione della distanza testa-perineo indicano un avanzamento della testa e una maggiore probabilità di parto vaginale spontaneo. L’ecografia transperineale, dunque, consente una valutazione più precisa, ripetibile e non invasiva della discesa fetale rispetto alla valutazione manuale, sebbene offra un campo visivo più limitato. In sintesi, le due metodiche sono complementari: la transaddominale fornisce informazioni sull’orientamento e la posizione del feto, mentre la transperineale permette di quantificare con precisione la progressione nel canale del parto, migliorando l’accuratezza diagnostica e supportando le decisioni cliniche durante il travaglio.
In questo contesto, numerosi studi scientifici hanno indagato l’applicazione di parametri ecografici come l’AoP e l’HPD, oggi riconosciuti come indicatori affidabili della discesa e della posizione della testa fetale nel canale del parto. I due articoli analizzati di seguito si inseriscono in questa prospettiva di innovazione tecnologica e clinica.
Parametri per un approccio ecografico meno invasivo
Recentemente, è stato condotto uno studio su 30 donne in stato di gravidanza con l’obiettivo di valutare l’accuratezza di un nuovo algoritmo automatico per la misurazione dell’HPD durante il secondo stadio del travaglio, confrontando i risultati ottenuti tramite l’algoritmo implementato nella sonda con quelli derivanti dall’analisi manuale. Le donne erano tutte in travaglio attivo con gravidanza singola, cefalica e assenza di pregressi tagli cesarei, nel periodo compreso tra febbraio 2018 e febbraio 2019. Per la misurazione dell’HPD è stato utilizzato la tecnologia SensUS Touch (Amolab Srl), la cui caratteristica fondamentale è la capacità di trasformare un’acquisizione ecografica di pochi secondi in misurazioni oggettive e automatiche dei principali parametri di progressione del parto, con una sonda transperineale posizionata trasversalmente, acquisendo 80 immagini in modalità B-mode per sessione (durata 5 secondi) (Figura 1).

I risultati visualizzabili dal diagramma di Bland–Altman dello studio evidenziano un’eccellente concordanza tra la misura automatica e quella manuale della distanza testa-perineo (HPD), con una differenza media inferiore a 3 millimetri e un coefficiente di correlazione intraclasse quasi perfetto (Intra-CC = 0,994). Nel grafico di confronto, la distribuzione dei punti attorno alla linea dello zero dimostra che i due metodi producono risultati sostanzialmente sovrapponibili, mentre le linee tratteggiate indicano i limiti di accordo entro cui ricade la quasi totalità delle osservazioni. Ciò conferma l’elevata affidabilità e riproducibilità dell’algoritmo automatico, che consente una valutazione oggettiva e standardizzata della progressione fetale. L’introduzione di un parametro misurabile e indipendente dall’esperienza dell’operatore rappresenta un importante progresso rispetto alle tradizionali valutazioni soggettive eseguite mediante esplorazione vaginale riducendo al minimo, o eliminando del tutto, l’invasività della visita ginecologica e quindi migliorando il comfort materno e la sicurezza complessiva del monitoraggio del travaglio.
Da un ulteriore studio condotto successivamente dallo stesso gruppo di ricerca (Conversano et al. (2017), Ultrasound Obstet Gynecol, 50: 766-775), è stata sviluppata e validata una nuova tecnica ecografica automatica per la misurazione dell’angolo di progressione (AoP) durante il travaglio (Figura 2). Questo parametro, già riconosciuto in letteratura come indicatore affidabile della discesa della testa fetale, è stato calcolato mediante un algoritmo capace di identificare automaticamente i punti di repere anatomici principali ovvero la sinfisi pubica e la testa del feto. Lo studio, condotto su 39 donne in travaglio e 95 acquisizioni ecografiche, ha dimostrato una forte correlazione (r = 0.99) tra le misure automatiche e quelle manuali, con un errore medio inferiore a 3°.
Oltre a confermare la precisione del metodo, la ricerca ha evidenziato i vantaggi dell’ecografia non invasiva e automatizzata, capace di eliminare la necessità di esplorazioni vaginali ripetute, migliorando così comfort, sicurezza e oggettività nel monitoraggio del parto.

Il confronto tra le misurazioni dell’angolo di progressione (AoP) ottenute manualmente e quelle calcolate automaticamente dall’algoritmo è presentato in Figura 3. Nel grafico, sull’asse X è rappresentata la media tra i valori ottenuti con i due metodi, mentre sull’asse Y è riportata la differenza tra misura manuale e automatica (manuale − automatica). Si conferma visivamente l’eccellente accordo tra i due metodi di misurazione, evidenziando come l’algoritmo automatico riproduca in modo accurato e stabile i risultati dell’operatore esperto, ma con il vantaggio di essere oggettivo, più rapido e completamente non invasivo.

Conclusioni
L’insieme delle evidenze suggerisce che l’impiego routinario dell’ecografia intraparto rappresenti un significativo miglioramento nella valutazione oggettiva della progressione del travaglio rispetto alla sola ispezione digitale vaginale. Studi classici che hanno confrontato l’esame digitale con l’ecografia riportano tassi di errore molto elevati nella determinazione della posizione e della stazione della testa fetale,con differenze sostanziali tra operatori e rispettivi livelli di esperienza. Questo significa che decisioni cliniche critiche (es. tentativo di estrazione strumentale o indicazione al taglio cesareo) possono basarsi su informazioni imprecise, con potenziali rischi per madre e feto. Inoltre, dalle raccomandazioni sull’assistenza intraparto emerge la necessità di limitare gli esami vaginali non necessari per ridurre disagio, rischio infettivo e pratiche sovramedicalizzanti: l’approccio ecografico non invasivo può ridurre questi svantaggi offrendo un’alternativa meno invasiva e quantificabile.
Fonti e approfondimenti
- J Matern Fetal Neonatal Med – Automatic measurement of head-perineum distance during intrapartum ultrasound: description of the technique and preliminary results
- Wiley – A Non-invasive and Automatic Ultrasound Technique for Progression Angle Measurements during Childbirth Labor: Automatic progression angle measurements through intrapartum ultrasound




