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Tutti i numeri del Coronavirus: dati e analisi nel mondo e in Italia

«Rimanete a casa e siate responsabili», «Uscite dalle vostre abitazioni solo se necessario»: queste sono alcune delle frasi che da più di una settimana inevitabilmente stanno contribuendo a cambiare il nostro modo di vivere. #Iorestoacasa, è l’hashtag utilizzato per sponsorizzare la campagna del governo per limitare i contagi e cercare di evitare il collasso del sistema sanitario. È una richiesta per alcuni molto difficile da rispettare, ma allo stesso tempo, importantissima.

La causa è ben nota a tutti: l’ultimo virus della famiglia Coronavirus, anche noto come SARSCoV-2 e 2019-nCoV. È apparso per la prima volta a Wuhan, città sub-provinciale della Cina ed é presto divenuto famoso.
Il virus, infatti, si é rapidamente dimostrato altamente infettivo e in alcuni casi (circa il 40%) si è visto che l’infezione può causare polmonite interstiziale, sindrome respiratoria acuta grave o insufficienza renale e richiedere un ricovero ospedaliero e, nei casi più gravi, la terapia intensiva. Aperti gli occhi sulle possibili conseguenze della situazione, dal momento che i casi accertati erano 1.131, il 23 gennaio la città di Wuhan è stata isolata, insieme all’intera provincia dell’Hubei di cui fa parte. Solo intorno all’8-9 febbraio, 16-17 giorni dopo l’avvio della quarantena, il numero dei contagi è iniziato a scendere sotto quota 3000. Questo grazie al forte senso di responsabilità che ha toccato la popolazione e ai progressi tecnologici realizzati appositamente, come ad esempio un modello open-source in grado di rilevare se le persone indossano o meno mascherine e una piattaforma di robo-call intelligente che ha effettuato circa 1.500 chiamate al secondo richiedendo alle persone di fornire volontariamente le loro condizioni attuali di salute, la cronologia dei loro viaggi recenti e i loro contatti più stretti. 

In base ai dati aggiornati al momento, oltre alla Cina, altri 76 Paesi hanno segnalato la presenza del virus, compresa l’Italia. Il nostro Paese, oggi, è il secondo per numero di contagiati al mondo.

Come si è arrivati a questa situazione?

Innanzitutto per poter ricavare l’andamento che potrà avere una malattia, ovvero costruirne un modello, dobbiamo tenere in considerazione numerose variabili tra cui l’ambiente biologico, le relazioni sociali, l’età della popolazione, e diverse altre.

Tutti questi elementi, per semplicità, sono messi insieme in unico fattore: R0. Questa quantità determina quante persone possono essere contagiate da una persona infetta, mettendo in luce il fattore moltiplicativo di una malattia. Riferendoci al Covid-19, questo virus in Italia aveva R0 pari a 2.6 appena agli albori della pandemia ed è sceso a 1.7 a valle delle misure messe in atto dal governo. Ciò significa che un italiano infetto oggi può trasmettere il virus, statisticamente, al più a due persone.
Di seguito possiamo vedere l’andamento di tipo “gaussiano” delle persone infette e ospedalizzate al variare di R0.

Fig. 1 In blu le persone infette e in giallo quelle ospedalizzate

Il fattore R0=1.7 è un numero alto o basso?

A quanto pare è un numero abbastanza alto da mandare al collasso l’intero sistema sanitario italiano e si sta cercando di abbassare questo valore ancora di più, in modo da renderlo inferiore a 1. Poichè R0 è una variabile che tiene conto anche dell’ambiente biologico, limitare le interazioni sociali il più possibile potrebbe contribuire significativamente.

L’analisi appena fatta, però, non ci dice con certezza come andranno le cose. Non si possono fare previsioni accurate proprio perchè è troppo semplicistico ridurre tutte le variabili ad una sola ed è per questo che non possiamo esser sicuri che la deadline del 3 aprile sancirà la fine definitiva della quarantena.

Ciò nonostante i calcoli biostatistici sono importanti: bisogna analizzare il passato per poter prepararci meglio al futuro e, in questo caso, prendere spunto dalla Cina, in quanto Paese che ha già superato la crisi.

Com’è andata in Cina? Come andrà in Italia?

Cina

Come si vede dal grafico successivo, che mostra l’andamento nel tempo del numero di contagi in Cina, notiamo che la curva tende a crescere, a raggiungere un massimo e poi ad appiattirsi, cosa che indica la “fine” del contagio.

Fig. 2 Curva dell’andamento dei casi totali confermati in Cina
Fonte: John Hopkins

Come si vede dal grafico in Fig.2, da un certo punto in avanti la Cina ha cambiato il metodo di conteggio dei casi totali, includendo nel dato complessivo delle infezioni anche decessi e guarigioni, mentre prima venivano conteggiate solo le infezioni in corso (come viene attualmente fatto in Italia).

Italia

Utilizzando la prima parte della curva in Fig.2, è possibile fare un parallelismo con il caso italiano. Non è detto che l’andamento sia uguale a quello visto per la Cina ma, assumendo che si abbia una funzione simile, siamo ancora all’inizio: ci si aspetta che la curva dei casi totali di contagio cresca ancora (vedi Fig.3).

Fig. 3 Curva dell’andamento dei casi totali, deceduti e ricoverati confermati in Italia

Questo ci deve far capire che dobbiamo essere ancora più ligi al dovere e rispettare le misure imposteci dal governo. Purtroppo siamo ancora nella fase iniziale dell’epidemia e, se non rispettiamo tutti le regole, il numero dei contagiati tenderà a crescere oltre le previsioni.

Uno sguardo al resto del mondo

Effettuando un’analisi simile anche per gli altri Paesi nel mondo, possiamo notare che la maggior parte di essi è caratterizzata da una curva di contagi che tende ad avere lo stesso andamento di quella italiana.

Fig. 4 Curve degli andamenti dei casi confermati nel mondo a partire dal giorno in cui è stato registrato il centesimo caso

Isolamento e senso di comunità 

È importante tenere d’occhio i numeri che possono darci delle informazioni sui contagi, ma ci sono anche altri numeri che parlano e ci raccontano del senso di comunità che, pur nell’isolamento, sta facendosi strada attraverso la paura per portare speranza.

L’Italia, infatti, sta reagendo al Covid-19 manifestando un forte senso di solidarietà: sono numerose le donazioni che aziende e personaggi di spicco stanno effettuando per sostenere il sistema sanitario duramente messo alla prova da quando è partita l’emergenza. Tra queste:

  • Banca Mediolanum ha donato € 100.000 all’ospedale “Sacco”;
  • Armani ha donato € 1,2 milioni alla Protezione Civile e ad alcuni ospedali;
  • Steven Zhang, presidente dell’Inter, ha donato €100.000 all’ospedale “Sacco”;
  • Esselunga ha donato €2.5 milioni a sei ospedali;
  • La famiglia Agnelli ha donato €10 milioni e 15 respiratori alla Protezione Civile;
  • Silvio Berlusconi ha donato €10 milioni per la costruzione di un ospedale presso la Fiera di Milano;
  • Ferrari ha messo a disposizione dell’azienda di Bologna che produce respiratori, le sue officine a Maranello per la produzione degli stessi;
  • La campagna di beneficenza promossa da Chiara Ferragni e Federico Lucia, attivata su gofundme, ha raggiunto più di €4 milioni utilizzati per la costruzione di un reparto di terapia intensiva per l’Ospedale San Raffaele;
  • Il governo cinese ci ha inviato 30 ventilatori polmonari, 400mila mascherine, 60mila kit diagnostici, farmaci, 5.500 tute protettive, 6.700 occhiali protettivi e molto altro, oltre che medici e personale sanitario esperto.

Fondamentale è, oltre al contributo di medici, infermieri e di tutto il personale sanitario, il coinvolgimento di menti brillanti come quella di uno studente salernitano, Domenico Benvenuto, che insieme al suo team ha contribuito ad isolare la sequenza genetica del virus: un importante passo verso la definizione di più accurati processi di diagnosi o la scoperta di un vaccino.

A questo proposito, è possibile dare il proprio contributo alle scoperte scientifiche, mettendo a disposizione le proprie competenze e abilità attraverso la piattaforma Crowdfight COVID-19.

Un contributo semplice

In conclusione, non ci resta che rispettare le regole, continuare a leggere in maniera adeguata i dati matematici sul virus, apprezzare il sostegno economico delle aziende e, non di minore importanza, gratificare il lavoro dei medici e di tutti coloro che stanno contribuendo alla cura dei contagiati e alle scoperte scientifiche per riuscire a fronteggiare il virus, debellarlo una volta per tutte e tornare presto ad una vita normale.

Per sensibilizzare ulteriormente, consigliamo la visione di questo video che ci porta a guardare la situazione anche in termini geografici, ampliando le nostre vedute.


Fonti e approfondimenti:

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Informazioni autore

Redazione IngegneriaBiomedica.org

L’obiettivo che ci sta più a cuore è valorizzare la ricerca biomedica italiana, dare voce ai ricercatori e far si che le aziende biomedicali informino gli studenti, per renderli più coscienti riguardo i recenti sviluppi delle opportunità lavorative nel settore biomedicale, offrire quindi spunti di riflessione a chi è convinto che l’ingegneria biomedica si esprima nella sola ingegneria clinica.

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