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Laser “eutermico” per il trattamento percutaneo dell’ernia del disco

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Scritto da Fabio Pullano

Un ago sottilissimo introdotto per via percutanea nella schiena per raggiungere il disco intervertebrale e il “minilaser” è in azione, e in una manciata di minuti l’ernia del disco è liquefatta ed estratta, senza dolore, senza traumi, senza rischi per i tessuti circostanti. È la rivoluzionaria metodica che si sta diffondendo in Italia, grazie ad un laser di nuova generazione che agisce a temperatura fisiologica per il trattamento dell’ernia del disco.

Il dispositivo per la discolisi “eutermica” si chiama Discolux ® e rappresenta un vero punto e a capo nella cura e trattamento delle ernie discali, situazioni molto frequenti che sempre meno si affrontano dal chirurgo. Piuttosto negli ultimi anni, dove possibile, si stanno diffondendo i trattamenti percutanei, decisamente meno invasivi.

L’ernia del disco: patologia e trattamento del mal di schiena con tecnica mini-invasiva

L’ernia discale, una delle cause più frequenti di mal di schiena, oggi viene trattata sempre più frequentemente con tecniche mini-invasive, soppiantando gradualmente le tecniche chirurgiche in open, tipicamente più invasive. La comunità scientifica conferma tale trend come riportano i recenti articoli sul low back pain pubblicati su Lancet e su International Medicine Journal . Tramite una piccola “puntura” nella zona lombare o cervicale, è possibile agire direttamente sulla fonte del dolore, ritornando alla propria vita quotidiana il giorno stesso dell’intervento.

Il disco intervertebrale è una struttura fibrocartilaginea che si frappone tra due vertebre adiacenti svolgendo la funzione di “ammortizzatore” della colonna vertebrale. Ogni disco è composto da due strutture concentriche: il nucleo polposo, centrale, e l’anello fibroso, periferico. Il nucleo polposo, composto da una matrice gelatinosa fortemente idratata, svolge la funzione di “cuscinetto” assorbendo il carico gravante sulla colonna vertebrale e ridistribuendolo uniformemente sull’anulus. L’anello fibroso, costituito principalmente da fibre di collagene, avvolge il nucleo polposo con lo scopo di contenere le forze di compressione da esso derivate.

Diversi fattori, come ad esempio l’invecchiamento o l’attività sedentaria, concorrono alla degenerazione graduale dell’anello fibroso. Tale fenomeno comporta uno sfiancamento progressivo del disco al di fuori della sua sede naturale comprimendo talvolta le strutture anatomiche circostanti. Se il processo degenerativo non si arresta, naturalmente o chirurgicamente, l’anello fibroso perde la propria elasticità fino a rompersi, determinando la fuoriuscita totale o parziale del nucleo polposo dalla propria sede.

Se la protrusione o l’ernia entra in conflitto con le radici adiacenti che innervano gli arti inferiori e superiori, si manifestano i classici sintomi dolorosi, noti come radicolopatie (mal di gambe e male agli arti superiori).

La nuova frontiera nel trattamento delle protrusioni discali

Attualmente, esistono numerose alternative per il trattamento percutaneo delle ernie discali, tra queste una delle più promettenti è rappresentata dal dispositivo laser Discolux ®, come ha spiegato recentemente un esperto dell’ interventistica vertebrale, il Dott. Roberto Pantaleoni, Neuroradiologo dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia.

Discolux®è indicato nel trattamento di lombosciatalgie e cervicobrachialgie da ernia del disco con nessuna o minima riduzione del dolore dopo 4-6 settimane di terapie conservative. Intervistato dalla nostra redazione, il Dott. Paolo Borasio, Product Manager di SIAD Healthcare, azienda che commercializza il dispositivo, ha commentato:

Discolux ® è una tecnica laser assistita che permette di liquefare la parte di cuscinetto intervertebrale sede del dolore attraverso l’energia della luce pulsata di un laser ad Olmio che agisce a una temperatura di 45°C , minimizzando quindi surriscaldamento delle strutture nervose circostanti. Ed è in questo ambito che Discolux ® rappresenta una novità di grande rilievo: è infatti l’unico dispositivo che consente la decompressione discale attraverso la liquefazione e l’asportazione di parte del nucleo polposo, al fine di ridurre la pressione interna del disco patologico, senza che si comprometta la vitalità dei tessuti vicini. In alcuni casi, grazie all’energia “eutermica” generata dal laser ad Olmio, è possibile posizionare il laser all’interno del frammento erniario, a contatto con la radice nervosa al fine di ridurre il conflitto disco-radicolare.

Termografia durante emissione con Laser Eutermico Discolux ® Ho:YAG 2100nm

La procedura, in regime di day surgery, è eseguita tramite l’accesso con un ago di dimensioni paragonabile ad aghi per normali punture intra-muscolari (18 Gauge per le ernie lombari e 20 Gauge per le ernie cervicali). L’ago viene inserito sotto controllo radiologico nello spazio discale “malato” dove viene rilasciata l’energia di una sorgente laser di nuova generazione che è in grado di innescare la liquefazione a temperature inferiori a 45°C consentendo la destrutturazione del nucleo polposo al fine di renderlo aspirabile. Il laser ad Olmio viaggia e si concentra sulla punta della fibra ottica la quale, grazie alla sua conformazione cupoliforme e lunghezza d’onda, permette il rilascio dell’energia in modo puntiforme e localizzato, consentendo all’operatore di posizionare l’ago all’interno della protrusione discale che genera il dolore. Tali regimi termici permettono di non alterare i fibroblasti del nucleo polposo, minimizzando la degenerazione discale.
L’intervento dura pochi minuti e si svolge in anestesia locale. Il paziente può tornare attivo dopo alcuni giorni.

Anche per questa metodica sarà comunque lo specialista di riferimento che valuterà caso per caso ambiti e limiti per applicare l’innovativa tecnica percutanea come alternativa agli interventi tradizionali per l’ernia discale. Paolo Borasio ha concluso:

Per il paziente, i vantaggi sono molto importanti: ferite e cicatrici poco visibili, degenza in day hospital e tempi di recupero dell’attività fisica di pochi giorni. Naturalmente in questo come in analoghi casi di introduzione di tecniche innovative verranno seguite tutte le normali procedure di controllo e verifica della nuova metodologia con la rivalutazione a un anno dei pazienti trattati.


Riferimenti
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Informazioni autore

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Fabio Pullano

Ingegnere Biomedico, laurea magistrale con specializzazione in Biomeccanica presso l'Università degli Studi di Pavia.
Lavoro in un'azienda impegnata nella ricerca e commercializzazione di dispositivi medici innovativi nel campo
della Chirurgia Vertebrale, Neurochirurgia, Wound Care e Radiologia Interventistica.

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