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Tecnologie di supporto

Oltre le barriere umane con la stampa 3D: la dolce attesa con gli occhi di una non vedente

Scritto da Roberta Costantino

Superare qualsiasi limite imposto dalla natura: questo l’obiettivo del progresso scientifico e il principio di una sorprendente avventura, che vede come protagonista una donna non vedente, alla quale la scienza restituisce ciò a cui avrebbe dovuto inevitabilmente rinunciare. La sensibilità che l’umanità ha dimostrato nei confronti di questa storia, è testimoniata dai 10 milioni di visualizzazioni di un video sponsorizzato dalla compagnia “Huggies Brazil” e caricato sulla piattaforma YouTube con il titolo “Huggies Presents: Meeting Murilo”.

Figura 2Nel grembo di una 30enne, Tatiana Guerra, sta crescendo una vita da 20 settimane. La donna, non vedente dall’età di 17, avrebbe dovuto privarsi del primo contatto visivo con il suo bambino tramite una semplice ecografia, ma con l’aiuto della stampa 3D questo limite è stato egregiamente superato. L’incredibile esperienza sensoriale che la mamma ha vissuto, “toccando” il volto del suo bambino, è stata resa possibile da una società di produzione digitale brasiliana, “The Goodfellas”.

Durante la visita ecografica, il medico ha catturato l’immagine digitale con un click, e dopo aver chiesto a Tatiana come immaginasse il suo bambino, le ha restituito, in soli 15 minuti, la gioia di poter “conoscere” il suo bimbo attraverso una sua riproduzione tridimensionale.

Come è stato reso possibile tutto ciò?

In una stanza adiacente alla sala ecografica, utilizzando una speciale estensione del file disponibile su dispositivi ad ultrasuoni di ultima generazione, i tecnici della “The Goodfellas” hanno sottoposto l’immagine ad un’opportuna “fase di trattamento”. E’ stata inizialmente ripulita da liquido amniotico e da altri elementi di disturbo, al fine di poter garantire una migliore definizione. A questo punto è stato aggiunto un bonder, per far sì che la riproduzione avesse una durata maggiore, ed infine è stato dato il via alla stampa.

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La società “The Goodfellas” è stata scelta per la sua pregressa conoscenza tecnica nella riproduzione attraverso la stampa 3D; in particolare, la prima esperienza della società nel settore è avvenuta in un campus della NASA, in collaborazione con un astronauta nel corso di un programma “Singularity University”. Nel 2014, è stata proposta da un’azienda di engineering di Chiba (Tokyo), che prende il nome di Fasotec, un’anteprima mondiale per quanto concerne le riproduzioni di feti con stampa 3D, attraverso il progetto “Shape of Angel”.

471623-foetusafp-1354008246-857-640x480La novità sorprendente, apportata dall’emergente società giapponese, si è rilevata nella possibilità di replicare gli organi del singolo paziente, non solo in dimensioni e volumi, ma anche in consistenza e apparenza: è possibile distinguere un modello “Dry” da un modello “Wet”, con il quale anche alla percezione tattile, la riproduzione appare equivalente all’organo umano.

Emergono facilmente i numerosi vantaggi della modellistica biologica tridimensionale applicata ai feti: nel caso in cui si riscontri una patologia, su cui è possibile intervenire chirurgicamente, la stampa 3D consente al chirurgo di fare un training realistico, prima di operare. Diventa possibile mettere il personale medico in condizione di conoscere perfettamente le caratteristiche ed eventuali imperfezioni dell’organo di interesse. Inoltre, e non da meno, riesce a superare qualsiasi invalicabile confine, sfidando i limiti imposti dalla cecità e permettendo ad una madre non vedente di poter avere il suo primo incontro con la creatura che porta in grembo.

Every mom deserves to embrace each moment.


Fonti e ulteriori approfondimenti:
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Informazioni autore

Roberta Costantino

Laureata in Ingegneria Biomedica (CdL Magistrale) presso l’Università Campus Biomedico di Roma.
Mi appassiona la ricerca e lo studio di nuove applicazioni/tecnologie nell’ambito biomedicale, in particolare mi incuriosiscono le nuove tecniche di bioprinting piuttosto che la realizzazione di organi artificiali o di tessuti biologici in vitro.

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