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Robotica e IA

Ingegnere biomedico in azienda: robotica, AI e management

Scritto da Aurora Maglione

La business school ISTUD1 lavora da oltre 50 anni all’intersezione tra scienze della vita e competenze manageriali e noi abbiamo avuto l’opportunità di esplorare due dei suoi percorsi formativi: lo scorso aprile abbiamo incontrato Maria Giulia Marini, epidemiologa e presidente di EUNAMES, per capire come la medicina narrativa stia ridisegnando la relazione tra professionista sanitario e paziente. Due anni fa, un’ex allieva ci raccontava perché il Master Scienziati in Azienda potesse diventare una scelta strategica per laureati STEM del settore farmaceutico e biomedicale. Da allora il programma si è evoluto: la nuova edizione ha introdotto tre moduli dedicati a Robotica, Data Visualization e AI prompting. Abbiamo intervistato Davide Maggio, che ha appena concluso questa edizione del master. Con lui abbiamo esplorato come il programma combina competenze tecniche specializzate e soft skills, creando un percorso di alta specializzazione per i professionisti del biomedicale.

La partecipazione al Master

Ciao Davide, benvenuto su IngegneriaBiomedica.org. Raccontaci del tuo percorso: da dove vieni e come si è costruito il tuo background scientifico?

Ciao, io sono un chimico, nato a Messina. Ho conseguito la laura triennale in Chimica in Sicilia e poi mi sono trasferito a Torino per la magistrale in Chimica Clinica Forense e dello Sport2. Avevo già avuto modo di entrare in contatto con il mondo aziendale attraverso il percorso di dottorato, ma uno degli interessi che sentivo più forti era approfondire il settore farmaceutico. Ho quindi colto l’occasione quest’anno partecipando alla XXVI edizione del Master Scienziati in Azienda di ISTUD, che si è concluso proprio a metà luglio di quest’anno. Il master è strutturato in una fase didattica in aula da settembre a dicembre (ndr, 2025), seguita da uno stage di sei mesi a partire da gennaio (ndr, 2026). Oggi lavoro in un laboratorio a Milano nel campo delle analisi antidoping.

Robotica, AI prompting, data visualization

Rispetto all’edizione di cui abbiamo parlato con Aurora nella nostra intervista, il Master si è arricchito di tre moduli: Robotica, AI Prompting, e Data Visualization. Partendo dal primo, puoi darci una sua panoramica?

Questi moduli sono stati tenuti da docenti del Politecnico di Torino3, e sono stati trattati grazie a dei seminari durante i primi quattro mesi di svolgimento del master. Ad esempio, il primo modulo sulla Robotica era incentrato principalmente su cosa si studia e si sperimenta al Politecnico in questo ambito: quali strumenti si stanno sviluppando per supportare chi lavora in contesti sanitari e come possono rendere certi interventi più sicuri, oltre che permettere la riduzione dello stress legato ad un’operazione che richiede molta attenzione. Al di là dell’aspetto teorico, abbiamo avuto modo di visitare i laboratori del Politecnico. Un esempio che mi è rimasto impresso riguardava il posizionamento del tubo per la respirazione (i.e., tubo/cannula endotracheale): si tratta di un sistema robotico pensato per aiutare il medico a eseguire quella manovra in modo più preciso. Abbiamo visto anche applicazioni su bracci robotici (Figura 1), che sfruttano l’intersezione con l’intelligenza artificiale per potenziare la precisione e le capacità di questi dispositivi in ambito clinico.

Laboratorio di robotica medica con bracci robotici, manichini e monitor, durante una sessione dimostrativa con studenti e ricercatori
Figura 1. Laboratorio di robotica medica con dimostrazione applicativa di bracci robotici. Credits: self-produced and AI-generated for IngegneriaBiomedica.org

AI in ambito medico-sanitario

Riprendendo il modulo sull’AI: avete visto se questa sia applicata solo alla robotica o, più in generale, qual è il suo contributo in ambito medico-sanitario?

L’AI è stata affrontata su entrambi i fronti. Da un lato legata alla robotica, come strumento che interviene nella configurazione e nel controllo di questi dispositivi. Dall’altro, abbiamo visto come venga applicata all’analisi dei dati in contesto aziendale. L’idea centrale è che il suo utilizzo vada calibrato sul task specifico. Ad esempio, in ambito regolatorio trova applicazione principalmente nella gestione della documentazione, mentre nella farmacovigilanza potrebbe essere utile per raccogliere grandi volumi di informazioni esterne su determinati farmaci e classificarle in base alla gravità.

AI e automazione processi

Dal tuo punto di vista, pensi che l’AI troverà spazio anche nell’automazione dei processi industriali in ambito farmaceutico?

Direi che in parte ci siamo già. L’AI è già largamente utilizzata a livello aziendale e, guardando avanti, non può che crescere – sia in termini di potenza che di capacità delle aziende di sfruttarla al meglio. È uno strumento di cui il settore difficilmente potrà fare a meno. Resta aperta la questione del rapporto con il giudizio umano: personalmente penso che l’uomo manterrà sempre l’ultima parola sulle decisioni critiche, ma quanto più sarà solido il supporto dell’AI, tanto più quelle decisioni saranno informate e meno gravose. Un vantaggio concreto riguarda anche la capacità di analizzare più parametri in parallelo – il che, in un settore come quello farmaceutico, è già di per sé un contributo significativo.

Data visualization in ambito sanitario

Per quanto riguarda la data visualization, su cosa avete lavorato principalmente?

Le attività erano orientate al settore sanitario e farmaceutico, e molto legate alla ricerca del Politecnico di Torino. In pratica abbiamo lavorato su scenari tipici di un contesto aziendale farmaceutico: la catalogazione di dati relativi ai farmaci, agli effetti che questi possono produrre, e più in generale a qualsiasi tipo di informazione rilevante per il settore.

L’obiettivo era imparare a organizzare e semplificare grandi volumi di dati raccolti, rendendoli leggibili e utilizzabili.

Un’esperienza al Politecnico di Torino

Come hai trovato i moduli su robotica e AI rispetto al tuo percorso? E in generale, pensi fossero calibrati anche per chi non avesse mai affrontato questi temi?

Devo essere onesto: non avevo molte conoscenze in questo ambito, non era certo il centro dei miei studi. Tuttavia, i moduli sono stati presentati in modo abbastanza accessibile. I miei colleghi venivano quasi tutti da background scientifici, ma è probabile che in pochi avessero avuto a che fare con AI o robotica durante gli studi e l’impressione generale era che i contenuti fossero alla portata di tutti. Ogni modulo si è sviluppato in circa quattro ore.

Quello che ha fatto la differenza, almeno per la robotica, è stata la visita a uno dei laboratori del Politecnico di Torino: vedere direttamente come conducono le prove ha aggiunto una dimensione applicativa che la teoria da sola non avrebbe dato.

Ingenere biomedico e AI

Tra i partecipanti c’erano anche ingegneri biomedici? Come valuti, invece, la collaborazione interdisciplinare nelle attività proposte?

Sì, c’erano due studenti laureati in ingegneria biomedica di cui ora una è impegnata in affari regolatori e l’altro in ambito marketing relativo ai dispositivi medici. Purtroppo, non ho avuto modo di lavorare direttamente con loro – i gruppi venivano assegnati dai docenti – ma sono convinto che sarebbe stato interessante. Si nota abbastanza chiaramente da dove ognuno viene e come ha studiato: il modo di approcciare i problemi cambia a seconda della formazione, e negli ingegneri questo si vede in modo particolare. Ecco perché il lavoro di gruppo interdisciplinare ha un valore in sé – anche quando non è semplice, perché non è scontato che tutti riescano a esprimere al cento per cento il proprio punto di vista (Figura 2).

master istud scienziati in azienda
Figura 2. Attività di discussione. Credits: ISTUD

Il master e i progetti finali

Il master lavora su progetti concreti e vicini alle dinamiche aziendali reali. Come si è strutturato questo nell’edizione a cui hai partecipato?

Verso la fine della fase d’aula, agli allievi vengono assegnati due progetti: uno più teorico e uno più pratico, quest’ultimo proposto direttamente da aziende reali. Veniamo divisi in gruppi, elaboriamo il progetto e lo presentiamo nell’ultima giornata del master. I temi erano prevalentemente legati all’ambito farmaceutico – a me è capitato un progetto sul lancio di un farmaco, quindi marketing puro; ad altri gruppi la creazione di eventi, sempre in quell’area.

Durante lo svolgimento dei progetti, avevate figure di riferimento a cui chiedere supporto?

Avevamo a disposizione due figure: un tutor aziendale, assegnatoci dall’azienda che aveva proposto il progetto, e un tutor interno all’Istituto. Con entrambi ci siamo incontrati circa tre volte nell’arco del mese – il tempo che avevamo per sviluppare e consegnare il progetto. La presentazione finale poi è stata fatta al responsabile del master, con il tutor aziendale presente, in presenza o da remoto a seconda della sede dell’azienda.

Gestione aziendale e preparazione per colloqui di lavoro

Dalla brochure del master emerge che questo percorso apre a molte professioni in ambito healthcare. Nel tuo caso, ti ha aiutato nella ricerca del lavoro attuale, o pensi che le competenze acquisite siano un investimento per il futuro?

La mia attività attuale è scollegata dal percorso del master – non è arrivata attraverso quella strada. Però a livello di competenze ho acquisito conoscenze che non avevo mai affrontato prima, soprattutto sulla gestione aziendale: era un ambito in cui partivo praticamente da zero, e adesso invece posso presentare una base concreta. Per molti miei colleghi, invece, il master ha avuto un impatto diretto sul loro inserimento lavorativo e questo è dovuto anche alla struttura del percorso: dopo i quattro mesi di lezioni frontali ci sono sei mesi di stage presso aziende del settore, a cui si accede tramite colloquio (Figura 3).

Il master fornisce anche strumenti per affrontare i colloqui di lavoro?

Sì, e devo dire che per me è stato uno degli aspetti più utili. All’inizio avevo diversi dubbi su come impostare un colloquio: cosa dire, come gestire e come affrontare certe domande. Avere qualcuno che ti dà una struttura, che ti indica come presentarti, è un aiuto concreto. Probabilmente ne vedrò i benefici ancora di più in futuro – con l’esperienza che si accumula, avere questo titolo in curriculum potrà aprire anche a ruoli diversi e a una progressione di carriera più consapevole.

I prerequisiti del master ISTUD

Per chi volesse intraprendere questo master, ci sono conoscenze di natura tecnica e/o regolatoria pregresse che consiglieresti di avere?

Onestamente, no, non direi nulla di particolare. Però avere qualche conoscenza tecnica in più a livello farmacologico e farmaceutico – come nozioni di chimica farmaceutica, il funzionamento dei farmaci, o come è strutturato il settore – sicuramente aiuta. Il master ti insegna cose nuove, ma un minimo di base in quell’ambito serve. Detto questo, il master richiede già una laurea in materie scientifiche per l’accesso, e bene o male in quei percorsi qualcosa di farmacologia viene sempre fatto.

La parte regolatoria, invece, viene trattata nel master stesso. Infatti, in generale il percorso si struttura in una prima fase più trasversale che lavora su marketing, project management, business plan e dinamiche aziendali in senso ampio. La seconda è specifica del settore farmaceutico: marketing farmaceutico, farmacovigilanza, quality assurance. Quella parte la si costruisce durante il percorso.

Cosa consiglieresti a chi vorrebbe ottenere questa formazione?

La prima cosa da chiarire con se stessi è se si vuole davvero entrare nel mondo aziendale – perché questo master (Figura 4) indirizza molto in quella direzione, verso il settore farmaceutico e sanitario in senso gestionale. Bisogna capire se si vuole andare su quel versante o se invece si è più orientati verso la carriera accademica, perché sono due percorsi molto diversi. È una riflessione importante anche perché questo non è un master universitario – e c’è un investimento economico da considerare. Chiarito quello, il mio consiglio è di affrontarlo con tranquillità, senza aspettative rigide: il master è ben strutturato. Se ci si approccia con la giusta apertura, le cose arrivano.

Grazie Davide per la tua disponibilità e per averci presentato la tua esperienza. Ti auguriamo traguardi sempre più soddisfacenti, a presto!

Gruppo di partecipanti alla XXVI edizione del Master Scienziati in Azienda posano con i diplomi davanti alla sede ISTUD
Figura 4. Foto dei partecipanti della XXVI edizione del Master Scienziati in Azienda. Credits: ISTUD
  1. ISTUD – Formazione manageriale e ricerca sul management ↩︎
  2. Università di Torino ↩︎
  3. Politecnico di Torino ↩︎

Fonti e approfondimenti

  • ISTUD - I Master post laurea ISTUD e la ricerca sui Giovani
  • ISTUD - Master Scienziati in Azienda
  • Cover Picture - AI-generated for Ingegneriabiomedica.org
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Informazioni autore

Aurora Maglione

Laureata in Ingegneria Biomedica presso Università degli Studi di Napoli "Federico II". Mi appassiona tutto ciò che ha in sé innovazione e sviluppo tecnologico, mirato soprattutto alla cura della persona. Con una fortissima e aperta curiosità, faccio della divulgazione scientifica uno dei miei sproni più forti per accrescere le conoscenze nel mio ambito di formazione.

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