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Vita da atleti con il Parkinson: il ruolo quotidiano della biomeccanica funzionale

Scritto da Mario Roberto

Proseguono inarrestabili gli studi sul Parkinson. A essere protagonisti di questa corsa sono gli italiani Luca Valerio ed Enrico Matteo Messa, fratelli ed entrambi laureati in ingegneria biomedica. Oltre al loro straordinario lavoro con Angel’s Wings, hanno recentemente scritto anche un libro intitolato “L’Atleta Parkinsoniano”, con il quale cercano di diffondere un punto di vista nuovo – quello della biomeccanica funzionale – alla malattia di Parkinson. 

Un approccio da “ingegneri biomedici”, dicono gli autori, che si è rivelato utile nella pratica a molte persone. Come si evince dal titolo dell’opera, una persona affetta da Parkinson può essere un atleta: può porsi degli obiettivi precisi con degli esercizi funzionali mirati e basati sulla specifica biomeccanica imposta dalla malattia

L’innovazione made in Italy

L’innovazione tecnologica da loro sviluppata e da cui il libro prende spunto si chiama Angel’s Wings. Si tratta di un dispositivo basato sull’allenamento motorio forzato combinato degli arti superiori. In breve, i muscoli delle spalle e del collo vengono stimolati in modo mirato: il sangue affluisce maggiormente verso le regioni promotrici del movimento, dove vengono processati i segnali vestibolari. Ciò si tramuta in una migliore qualità del moto degli arti superiori e inferiori coinvolti.

Ne “L’Atleta Parkinsoniano”, Angel’s Wings viene trattato esclusivamente in un capitolo. Nel resto dell’opera vengono forniti invece consigli pratici, metodi di approccio, punti di vista ed esercizi specifici con collegamenti a Fisica, Biomeccanica, Neurologia e Fisiologia dell’Esercizio. Ingegneriabiomedica.org ha avuto il piacere di intervistare gli Ingegneri Messa per approfondire le tematiche trattate nel loro libro.

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I fratelli Enrico Matteo (a sinistra) e Luca Valerio Messa (a destra), autori del dispositivo Angel’s Wings e del libro “L’Atleta Parkinsoniano”

Parliamo un po’ di voi: da cosa è scaturita la voglia di approfondire gli studi sulla malattia del Parkinson e come avete sviluppato l’idea di Angel’s Wings?

Entrambi siamo sempre stati affascinati da tutto ciò che riguarda il cervello (Luca Valerio ha una specializzazione in Neuroingegneria, mentre Enrico Matteo ha approfondito i suoi studi nell’ambito dei robot per la Riabilitazione Neurologica).

Questa patologia neurologica ha delle grosse implicazioni a livello posturale e in termini di funzionalità motoria dei soggetti, con delle alterazioni di tipo biomeccanico che ne compromettono i movimenti e il relativo controllo. Abbiamo sempre avuto un grande interesse verso l’impostazione dell’attività sportiva finalizzata alla salute e al benessere. Questo ci ha portato a un particolare interesse nel cercare di capire quale potesse essere un approccio valido all’attività fisica nel caso della malattia di Parkinson. Del resto, ogni allenamento “professionale” è indirizzato a ottenere determinati risultati sulla base dell’esigenza sportiva o delle caratteristiche singole dell’atleta. Perché per un parkinsoniano dovrebbe essere diverso?

Abbiamo pensato che, insieme al trattamento farmacologico e a una corretta terapia medica, un approccio di tipo bioingegneristico avrebbe potuto giovare e portare un punto di vista utile e magari delle soluzioni efficaci a quelli che erano ancora dei problemi per molte persone. 

Siete arrivati addirittura a scrivere un libro, dal titolo “L’Atleta Parkinsoniano”. Sembra un ossimoro, qual è la correlazione tra le due cose?

Esatto, sembra un ossimoro ma non lo è. 

Il punto chiave è: non si è atleti solo se si gareggia nei 100 metri piani alle Olimpiadi, ma si è atleti nel momento in cui ci si allena con un determinato scopo e per ottenere un certo risultato.

Nel Parkinson entrano in gioco una serie di fattori. Questi fattori non sono soltanto legati alla malattia e alla sua progressione, ma anche all’età (nel caso in cui l’esordio sia tardivo), all’abitudine, al movimento, all’alimentazione, al clima e alla psicologia. Sappiamo tutti quanto il nostro umore influisca sulla nostra voglia di fare e sulla nostra vivacità. A questo, naturalmente si aggiungono le difficoltà motorie fisiopatologiche della malattia stessa e la comparsa di dolore nell’esecuzione di alcuni movimenti.

Chi ha detto, però, che nel Parkinson non possa essere impostato un allenamento funzionale ed efficace al miglioramento di determinate situazioni?

Molte persone che abbiamo conosciuto, parkinsoniane, ci hanno detto che veniva loro consigliato di “fare attività fisica”, ma non sapevano cosa questo volesse dire. Nuoto? Pugilato? Danza? Il corpo umano è una “macchina” meravigliosa, non perfetta ma meravigliosa, e può rispondere positivamente all’attività fisica così come a quella cerebrale. Un parkinsoniano non deve arrendersi, perché la vita non finisce il giorno della diagnosi: certo, la malattia non sparirà e i farmaci continueranno a dover essere presi. Potranno e dovranno essere posti degli obiettivi precisi, mirati e personalizzati, che si raggiungeranno con un’attività fisica specifica e rigorosa, con la dedizione di un atleta che si allena costantemente non per gareggiare, ma per stare meglio e vivere il proprio corpo nella maniera più sana.

Chi è il lettore ideale del libro? È consigliabile avere una preparazione sulla biomeccanica o può essere facilmente capito da chiunque?

Come diciamo anche nella quarta di copertina, i lettori ideali sono diversi tipi di persone. Sicuramente le persone con Parkinson che vogliono conoscere un parere utile per avere una nuova carica con dei suggerimenti molto pratici e già “testati” dallo studio e dall’esperienza, sono invitate a leggere questo volume. Ma non solo.

libro atleta parkinsoniano

Anche i parenti sono coinvolti in questa lettura, perché possono capire meglio certe situazioni e imparare ad affrontarle insieme (nel libro è anche compreso un capitolo che contiene suggerimenti per l’approccio psicologico alla malattia). Non sono inoltre esclusi i professionisti del settore della Riabilitazione, della Neurologia e della Fisiatria, che vogliono leggere un punto di vista nuovo, così come chi è interessato alle materie mediche o bioingegneristiche.

Il nostro libro è volutamente scritto con un tono non troppo complesso, proprio per essere comprensibile a tutti. Certo, in alcuni punti sono trattati concetti molto complessi, ma sono sempre modellizzati o semplificati per dare una visione chiara, ampia e illustrativa. Non intendiamo rivolgerci a esperti di biomeccanica per applicare questa branca alla malattia di Parkinson; intendiamo piuttosto descrivere che cosa sono la biomeccanica e la biomeccanica funzionale, e come questa viene espressa nelle persone che hanno il Parkinson.

La mentalità con cui è scritto il libro è naturalmente bioingegneristica, l’approccio è pragmatico e il tono è divulgativo. Leggendo questo libro desideriamo che il lettore impari, capisca (ridimensionando alcuni problemi) e soprattutto affronti e risolva alcune situazioni con un approccio efficace.

Qual è per voi il “plus” di questo libro? In che cosa ritenete sia innovativo?

L’approccio metodologico che viene proposto nel libro è probabilmente l’innovazione più grande che porta con sè. Fino ad ora ci si è sempre approcciati alle persone con Parkinson – citando la prefazione del libro che è stata scritta da Antonio Bernardi, vicepresidente dell’Associazione Parkinson Siena – come a “dei malati che devono essere accuditi”.

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Antonio Bernardi (a siistra), vicepresidente dell’Associazione Parkinson Siena e autore della prefazione del libro, insieme agli Ingegneri Luca Valerio ed Enrico Matteo Messa

Ci teniamo a dire che questo libro è il risultato di una lunga esperienza pratica ricca di evidenze scientifiche, non una serie di idee e riflessioni che ipotizzano scenari possibili. Le idee descritte sono state già applicate e approvate. Ci sentiamo orgogliosi di questo lavoro, perché ora che è racchiuso in un “libro amico” – come viene affettuosamente definito da qualcuno di molto caro – potrà aiutare ancora più persone ad aderire a questa visione di Atleta Parkinsoniano e a stare meglio.

Proseguiranno gli studi su Angel’s Wings? Se sì, sapete già in che direzione andrete?

Sarà utile proseguire con eventuali studi sia per capire altri potenziali benefici di questo tipo di attività fisica specializzante sia per valutarne ulteriori sviluppi tecnologici. All’inizio di quest’anno, ad esempio, è uscito un nuovo lavoro riguardante le variazioni dell’eccitabilità corticospinale rilevate in persone malate di Parkinson che si allenavano con Angel’s Wings. Vorremmo proseguire diffondendo la nostra metodica e parallelamente avere modo di perfezionare la struttura con dei prototipi sperimentali, ad esempio inserendo dell’elettronica. Stiamo anche pensando di aggiungere la possibilità di “graficare” le prestazioni e i risultati dell’utente grazie a un software dedicato. Sarebbe anche interessante analizzare l’effetto su altre malattie neurologiche, ma anche in alcune specifiche categorie di sportivi.

Nel video si può notare uno sviluppo della camminata che può quasi essere paragonata a quella di un soggetto non affetto dalla malattia.

L’obiettivo è che “L’Atleta Parkinsoniano” possa essere di aiuto a chi soffre di tale neuropatologia, perché il periodo di distanza e chiusura portato dalla pandemia ha indubbiamente influenzato la vita di tutti, compresa la sfera del movimento. L’attività fisica è fondamentale, e le proposte degli ingegneri Messa sono applicabili e utili nella vita di tutti i giorni, anche in casa.


Fonti e approfondimenti
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Informazioni autore

Mario Roberto

Studente di ingegneria biomedica a Pisa. Interessato a tutto ciò che riguarda la tecnologia e soprattutto alle innovazioni, frutto della ricerca in campo biomedico

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