Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha confermato sempre più chiaramente un concetto chiave: muoversi è una vera medicina. L’esercizio fisico strutturato, non solo aiuta a controllare la glicemia, ma può diventare un potente alleato nella prevenzione del diabete di tipo 2. In particolare, gli studiosi hanno scoperto che combinare allenamento aerobico e di resistenza produce benefici significativi sui marcatori metabolici e infiammatori, migliorando la sensibilità all’insulina e aprendo la strada a nuove strategie per contrastare i disturbi metabolici.
Insulino-resistenza ed insorgenza del diabete di tipo 2
Dalle stime dell’International Diabetes Federation, l’Italia conta circa 5 milioni di casi di diabete negli adulti tra 20 e 79 anni (dato riferito all’anno 2024). Alla base di molti casi di diabete di tipo 2, la forma più comune della malattia, vi è la resistenza all’insulina (Insulin Resistance, IR).
Si tratta di una condizione per la quale le cellule di muscoli, fegato e tessuto adiposo diventano meno sensibili all’azione dell’insulina, ovvero l’ormone secreto dal pancreas responsabile di regolare i livelli di zuccheri nel sangue. In condizioni normali l’insulina veicola il glucosio nelle cellule che lo utilizzano come fonte di energia. Quando la sensibilità insulinica dei tessuti diminuisce, il suo ruolo metabolico non viene espletato e il glucosio tende ad accumularsi nel sangue, portando ad iperinsulinemia. Nelle prime fasi della malattia, il pancreas produce più insulina per compensare le necessità metaboliche dell’organismo, ma nel tempo questo meccanismo si esaurisce e le capacità del pancreas si alterano, portando ad iperglicemia cronica e all’instaurarsi del diabete di tipo 2.
L’insulino-resistenza rappresenta quindi una fase precoce e spesso silenziosa della malattia, strettamente legata a sedentarietà, sovrappeso e alimentazione squilibrata. Uno studio controllato randomizzato e una meta-analisi che ha incluso 24 trial clinici randomizzati hanno indagato l’esistenza di una correlazione diretta tra allenamento fisico e metabolismo del glucosio.
u003cemu003eApprofondimento: relazione tra massa magra e metabolismo del glucosiou003c/emu003e
La massa magra, e in particolare il muscolo scheletrico, rappresenta il principale “serbatoio” per il glucosio all’interno dell’organismo. A riposo, infatti, i muscoli captano circa il 70-80% del glucosio circolante in risposta all’azione dell’insulina. Durante o dopo l’esercizio fisico, questa capacità di captazione aumenta ulteriormente, anche in maniera indipendente dall’insulina. Semplificando; quando i muscoli necessitano di glucosio, ci sono due meccanismi principali per farlo entrare nelle cellule: tramite l’azione dell’insulina, che aumenta dopo i pasti, oppure grazie alla contrazione muscolare durante l’esercizio. L’insulina si lega a un recettore sulla membrana della cellula muscolare e invia un segnale interno che induce le cellule a prepararsi a ricevere glucosio. Questo segnale fa sì che delle piccole vescicole dentro la cellula, che contengono i trasportatori del glucosio chiamati GLUT4, si muovano verso la membrana della cellula, e il glucosio presente nel sangue può entrare facilmente nella cellula. Una volta dentro, il glucosio viene trasformato in una forma che la cellula può usare subito come energia oppure immagazzinare sotto forma di glicogeno per usarlo più tardi. In altre parole, una maggiore quantità di massa magra equivale a una più ampia superficie metabolica attiva, capace di assorbire e utilizzare il glucosio ematico in modo più efficiente. È importante sottolineare che non conta soltanto la quantità assoluta di massa magra, ma anche il rapporto tra massa magra e massa grassa nel determinare lo stato metabolico complessivo. Il tessuto adiposo, in particolare quello viscerale, quando è in eccesso, produce adipocitochine pro-infiammatorie come l’interleuchina 6 (IL-6), che interferiscono con la normale segnalazione insulinica. Al contrario, il tessuto muscolare rilascia miochine con effetti benefici tra cui l’IL-6 in forma anti-infiammatoria prodotta durante e dopo l’esercizio che contribuiscono a migliorare la sensibilità all’insulina e a mantenere un equilibro metabolico favorevole.
L’allenamento combinato come strumento di prevenzione
In questo lavoro del 2024, i ricercatori hanno condotto una meta-analisi per valutare gli effetti dell’allenamento combinato sul metabolismo del glucosio, confrontando un gruppo che seguiva un programma di allenamento combinato (aerobico e di resistenza) con un gruppo di controllo inattivo. Si sono analizzati 24 studi condotti su adulti sedentari di età compresa tra 18 e 64 anni, non affetti da diabete, per un totale di 852 partecipanti sedentari, di cui 476 nel gruppo di intervento e 376 nel gruppo di controllo. In particolare, gli studi sono stati condotti con diversi approcci di allenamento, raggruppabili in 4 categorie:
- Allenamento HIIT con sessioni separate: questo metodo si è dimostrato il più efficace in assoluto. L’allenamento aerobico era di tipo HIIT (High-Intensity Interval Training), noto per i suoi potenti effetti metabolici. Le sessioni di resistenza e quelle di aerobica venivano svolte in giorni separati, per favorire il recupero e gli adattamenti specifici ad ogni stimolo. Il programma è stato svolto su uomini obesi con sindrome metabolica per 12 settimane.
- Allenamento combinato ad alta intensità: questo studio ha puntato su un’elevata intensità per entrambe le componenti dell’allenamento. La resistenza veniva eseguita al 75-80% di 1RM e l’esercizio aerobico al 75-80% della frequenza cardiaca massima.
- Allenamento combinato con sessioni prolungate: in questo caso, il successo del metodo è attribuibile alla durata di ogni singola sessione, che arrivava a 80 minuti. L’allenamento, condotto su giovani studentesse, prevedeva 40 minuti di aerobica seguiti da 30 minuti di resistenza.
- Allenamento combinato a lungo termine: il fattore chiave di questo studio è stata la sua durata di 24 settimane, doppia rispetto alla maggior parte degli altri interventi analizzati. L’allenamento consisteva in una sessione combinata con esercizi di resistenza seguiti da 30 minuti di aerobica, applicato a uomini obesi di mezza età.
L’esercizio fisico influenza il metabolismo del glucosio
Lo studio ha incluso 17 ricerche con 35 gruppi per valutare l’effetto dell’allenamento combinato sulla glicemia a digiuno (Figura 1), e 13 ricerche con 27 gruppi per valutarne l’effetto sui livelli di insulina a digiuno (Figura 2).
I risultati della meta-analisi mostrano che l’esercizio combinato riduce significativamente i livelli di insulina a digiuno, ed è capace di influenzare i livelli di glicemia a digiuno, riducendoli.


Il Circuit Training per modulare glicemia e infiammazione
Il secondo studio considerato – un trial prospettico controllato e randomizzato, condotto in Polonia tra agosto 2020 e settembre 2022 – ha indagato l’impatto di un programma di allenamento a circuito (Figura 3) di tre mesi, composto da tre sessioni settimanali di 33 minuti ciascuna, sugli indici di ricomposizione corporea e sulle concentrazioni sieriche di miochine – proteine secrete dal muscolo in risposta all’esercizio fisico – in donne con diagnosi recente di insulino-resistenza. Le miochine, che possono essere viste come messaggeri ormonali, sono state scelte per la loro capacità di modulare il metabolismo del glucosio e l’infiammazione cronica, due aspetti centrali nell’IR e nel diabete.
Il protocollo di allenamento combinava:
- esercizi di forza – 50-80% del massimo carico che il soggetto può sollevare con una ripetizione (One Repetition Maximum, 1RM)
- resistenza aerobica – 50-75% della riserva di frequenza cardiaca, definita come la frequenza cardiaca massima e quella di riposo (Heart Rate Reserve, HRR)
Mantenendo invariata la dieta abituale dei 42 soggetti coinvolti nello studio, le misurazioni corporee, i test di forza e le analisi fisiologiche e biochimiche (glucosio, insulina, metabolismo di carboidrati e lipidi) sono state effettuate prima e dopo le 12 settimane.

Analisi dei dati e principali risultati
Un software di elaborazione dei dati ha eseguito un’analisi della varianza a misure ripetute (ANOVA), una tecnica usata per eseguire gruppi di misure sotto condizioni diverse – prima e dopo il programma di allenamento. Il p-value rappresenta la probabilità che l’effetto osservato sia dovuto al caso piuttosto che al trattamento sperimentale (es. time effect, group effect o group × time). Un valore di p < 0.05 indica che la differenza riscontrata è statisticamente significativa, ovvero attribuibile con buona probabilità all’intervento piuttosto che al caso. L’η² (eta quadrato), invece, misura la dimensione dell’effetto (effect size), ossia quanto l’effetto del trattamento incide sulla variabilità complessiva dei dati. Valori di η² > 0.14 sono generalmente interpretati come indicativi di un effetto di grande entità, come osservato nel caso della massa magra, dove l’allenamento ha mostrato un impatto rilevante.
Dopo 12 settimane di allenamento a circuito, il gruppo sottoposto al programma (T) ha mostrato un aumento significativo della massa magra rispetto al gruppo di controllo (NT), che non ha evidenziato variazioni; tuttavia, non ha modificato la quantità totale di grasso corporeo, suggerendo che la durata e l’intensità non erano tali da indurre un deficit energetico sufficiente (Figura 4). Per quanto riguarda i biomarcatori e le miochine, il programma di allenamento ha determinato modifiche significative per l’IL-6, che è risultata aumentata nel gruppo allenato rispetto al controllo, suggerendo una risposta fisiologica del muscolo all’esercizio. Gli altri marcatori analizzati, tra cui quelli legati ai processi infiammatori e metabolici, non hanno mostrato variazioni rilevanti tra i gruppi. (Figura 5).


Nel complesso, i risultati indicano che l’allenamento a circuito ha stimolato principalmente adattamenti di tipo muscolare, con effetti limitati sulle risposte biochimiche sistemiche. Questo suggerisce che il protocollo esaminato non è in grado di ristabilire il metabolismo del glucosio dove questo è già compromesso, sottolineando l’importanza dell’esercizio fisico come strumento preventivo.
Futuri studi saranno necessari ad indagare il protocollo più indicato in caso di insulino-resistenza.
Conclusioni e sviluppi futuri
Gli studi mostrano che l’allenamento combinato (aerobico + resistenza) migliora efficacemente il metabolismo del glucosio in adulti sedentari, grazie alla sinergia tra aerobica (uso del glucosio e ossidazione dei grassi) e resistenza (aumento della massa muscolare sensibile all’insulina); se ne deduce, quindi, che funziona in modo eccellente come strumento preventivo perché migliora l’efficienza di un sistema che non è ancora metabolicamente compromesso. Tuttavia, nelle donne con insulino-resistenza già presente, lo stesso programma migliora la composizione corporea a favore della massa magra (metabolicamente attiva), ma non la sensibilità all’insulina. Questo suggerisce, in questi soggetti, una “resistenza metabolica all’esercizio”: il muscolo risponde all’ipertrofia, ma non ripristina il metabolismo alterato. Pertanto, in presenza di insulino-resistenza, si rendono necessari protocolli allenanti più mirati per migliorare sensibilmente lo stato di salute.
Fonti e approfondimenti
- Wiley Journal of Diabetes Research– Effects of a Circuit Training Program on Myokine Levels in Insulin-Resistant Women: A Randomised Controlled Trial
- Springer Nature– The effects of combined exercise training on glucose metabolism and inflammatory markers in sedentary adults: a systematic review and meta‑analysis
- Cover image – Generated with AI for IngegneriaBiomedica.org




