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Il telefono robotico per i sordociechi: la tecnologia apre le porte della comunicazione

Scritto da Isabella Maremonti

Si provi, per un minuto esatto soltanto, a bendare gli occhi e ad indossare un paio di tappi per orecchio. Si provi a rilassarsi e a cercare di percepire il mondo intorno. Risultato? Solo una vaga percezione di quell’isolamento e quello smarrimento che chi è affetto da sordo-cecità, invece, prova quotidianamente nella propria vita.

La sordo-cecità combina, secondo livelli differenti di gravità, l’essere ciechi e sordi investendo di difficoltà motorie e di coordinazione, chi ne è portatore. Uno degli aspetti più importanti e drammatici, forse, della patologia è il disagio legato alla comunicazione e all’interazione con il mondo esterno, limitando la possibilità di espressione e integrazione. In molti dei pazienti affetti da questa patologia, che solo dal 2010 l’Italia riconosce come “disabilità specifica unica” con la legge 107/2010 per la tutela delle persone sordocieche, la sordità emerge prima della cecità. Questa caratteristica rappresenta, in un certo senso, un vantaggio dal momento che la persona può imparare la lingua dei segni (LIS) prima di perdere l’uso della vista, per poi applicare lo stesso linguaggio nella sua versione tattile nel momento in cui la patologia avrà colpito gli occhi. Un esempio di malattia che porta a questa specifica condizione di patologia di precoce sordità e successiva cecità, è la sindrome di Usher, relativamente rara e genetica.

La Lega del Filo d’oro, impegnata dal 1964 nella missione di inserimento e integrazione delle persone non udenti e non vedenti all’interno della società, recentemente ha rilasciato un censimento secondo il quale solo in Italia circa 189mila persone sono affette da sordo-cecità.

Come si ricollega l’ingegneria e la tecnologia alla missione della Lega del Filo d’oro? Dal 2015, è attivo e produttivo il progetto Parloma.

parloma

L’idea nasce dall’impegno di un gruppo di Ingegneri appartenenti all’Alta Scuola Politecnica, un istituto di specializzazione dei Politecnici di Milano e Torino. L’obiettivo principale, dal 2015 ad oggi, è stato la creazione di un telefono che consentisse anche alle persone sordocieche di comunicare in maniera del tutto autonoma senza necessariamente avere qualcuno al proprio fianco. La realizzazione del prodotto è stata affidata all’equipe di ingegneri in collaborazione con il CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica), grazie a fondi ottenuti con un bando di concorso istituito dal Miur. Il funzionamento del telefono si basa su un’attività in remoto che, in gergo informatico, corrisponde a un tipo di connessione tra due o più dispositivi posti a distanza tra loro, che possono comunicare grazie ad una rete internet.

Il team di ingegneri dei politecnici aderenti al CINI e, in particolare, degli istituti di Torino e Milano, ha disegnato, nel 2015, un sistema in grado di trasferire i messaggi in lingua dei segni in tempo reale: il progetto è dedicato sia a chi è non udente sia a chi è sordocieco. Il messaggio viene inviato da un mittente che può scrivere il contenuto utilizzando una tastiera classica oppure filmarlo grazie a una fotocamera sensibile al movimento del corpo umano come la Microsoft Kinect, dotata di un doppio sensore di profondità a raggi infrarossi e da una telecamera sensibile. Il destinatario, nel caso in cui solo sordo, riceve la comunicazione che viene riprodotta in linguaggio dei segni, dopo che il contenuto è stato elaborato in formato digitale e crittografato, in modo da essere inviato in maniera sicura nel Web.

Ma la tecnologia compie il grande passo in avanti per i sordociechi: la persona risulta in grado di ricevere un messaggio grazie a un sistema di interfaccia aptica che consente di manovrare mani e braccia robotizzate, connesse al dispositivo di rete, in modo da riceverne sensazioni tattili che riportino tal quale il contenuto della comunicazione.

Il design è antropomorfo e realizzato in stampa 3D, dettaglio non indifferente dal momento che questo tipo di produzione prevede costi molto contenuti e, quindi, una rivendita sul mercato alla portata dei molti.

Una delle grandi potenzialità del sistema risiede nella totale assenza di una lingua dei segni preimpostata: questo significa che l’utente è assolutamente autonomo nella scelta del paese di appartenenza della lingua e nella possibilità di connettersi contemporaneamente con più persone collegate alla rete Internet. Le mani robotiche possono quindi essere sintonizzate simultaneamente per poter consentire a più utenti di comunicare. Il messaggio non viene copiato o registrato, quindi la tecnologia di base del telefono non prevede una memoria che contenga informazioni preinstallate o da registrare. Questa scelta ha reso possibile la versatilità nella scelta della lingua.

Come specificato anche dai progettisti, quello proposto è uno strumento tecnologico di “cross-sign languages”, utilizzabile in tutti i paesi del mondo. Come dichiarato dagli Ingegneri del team, già nell’appena trascorso mese di settembre hanno provveduto alle installazioni dei dispositivi per tutti coloro i quali ne volessero testare l’efficienza.

L’impegno e la prova della squadra di Parloma non finisce qui: in cantiere, c’è l’idea di progettare un braccialetto che possa vibrare ogni qual volta un messaggio è in entrata, in modo da rendere autonoma anche la notifica all’utente che, per ora, ancora deve far affidamento su chi possa avvisare l’interessato dell’arrivo di una comunicazione.
Mai come in questo caso, il Web e la tecnologia, hanno permesso di vincere una sfida importante: aprire il mondo dell’interazione e del contatto con l’altro a chi, forse, è stato messo da parte per troppo tempo.

Henri Bergson, filosofo francese e premio Nobel per la letteratura, ha scritto:
La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima“; è il caso di dire che, un lavoro come questo, porta l’anima con sé di chi lo ha creato e di chi lo userà.

Riferimenti:
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Informazioni autore

Isabella Maremonti

Laureata alla triennale in Ingegneria Biomedica all’Università Federico II di Napoli, da sempre si è interessata alla medicina e alle innovazioni ad essa associate. Nutre, infatti, interesse e curiosità particolari per le discipline che abbracciano lo studio della biomeccanica e dei tessuti del corpo umano.

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