Un gruppo di ricerca congiunto della divisione di medicina molecolare del Bose Institute e del dipartimento di chimica dell’Indian Institute of Technology Guwahati ha sviluppato un idrogel iniettabile che si stabilizza nel sito tumorale. Questa tecnologia rilascia il farmaco chemioterapico solo in presenza di elevati livelli di specifici antiossidanti cellulari, tipici delle cellule malate, così da ridurre gli effetti sistemici della terapia.
L’innovazione grazie agli idrogel in medicina
Curare una ferita profonda o somministrare un farmaco in modo preciso non è sempre semplice. I metodi tradizionali, come gli innesti cutanei o le terapie sistemiche, possono essere limitati: la disponibilità di tessuti per i trapianti è ridotta, il rischio di rigetto è sempre presente, e i farmaci somministrati per via orale o endovenosa spesso non arrivano in modo efficace al sito da trattare, causando effetti collaterali. Inoltre, la biodisponibilità di molti farmaci è fortemente ridotta dal cosiddetto “effetto di primo passaggio epatico”, che comporta la loro parziale degradazione nel fegato prima che possano raggiungere il circolo sistemico.
Negli ultimi anni la scienza ha rivolto l’attenzione verso una nuova soluzione: gli idrogel. Si tratta di materiali morbidi, altamente idratati e biocompatibili, che imitano da vicino la composizione dei tessuti biologici. La loro natura li rende particolarmente adatti per applicazioni mediche avanzate, come la medicina rigenerativa e la somministrazione controllata dei farmaci.
Nel trattamento di ustioni gravi o lesioni alla cartilagine, gli idrogel possono essere applicati direttamente sulla zona danneggiata, favorendo la rigenerazione cellulare. Funzionano come una sorta di “impalcatura” naturale che guida e sostiene la riparazione dei tessuti, accelerando la guarigione e riducendo la formazione di cicatrici. Questo è particolarmente utile quando la pelle sana da trapiantare è scarsa o quando la cartilagine, che si rigenera con difficoltà, è troppo compromessa.
Ma gli idrogel non si limitano alla rigenerazione tissutale. Possono essere caricati con farmaci (Figura 1) e rilasciarli in modo mirato e controllato nel tempo, riducendo le dosi necessarie e minimizzando gli effetti collaterali. In questo modo evitano anche il passaggio epatico iniziale, migliorando l’efficacia del trattamento e garantendo una maggiore quantità di farmaco attivo nel sito di interesse. Alcuni, detti “intelligenti”, sono persino capaci di rispondere a stimoli esterni come temperatura, pH o segnali biologici, rilasciando il principio attivo solo quando serve davvero.

Inoltre, questi materiali possono essere facilmente iniettati, stampati in 3D o modellati sulla base dell’area da trattare, adattandosi perfettamente alle necessità cliniche. Tutte queste caratteristiche rendono gli idrogel strumenti straordinariamente versatili, in grado di superare molte delle limitazioni delle terapie convenzionali e aprire la strada a un nuovo modo di curare le patologie.
Cosa sono gli idrogel?
Immaginiamo una spugna morbida, trasparente e piena d’acqua. Ecco, un idrogel è molto simile. Si tratta di un materiale composto da una rete di polimeri (cioè lunghe catene di molecole) che può assorbire una quantità enorme di acqua senza sciogliersi (Figura 2).
Proprio perché sono così ricchi d’acqua e flessibili, assomigliano molto ai tessuti del nostro corpo. Queste caratteristiche peculiari li rendono tanto utili in medicina.

Approfondimento: Tecniche di produzione degli idrogel
Un idrogel si forma grazie alla reticolazione di polimeri idrofili, cioè molecole che hanno una naturale affinità con l’acqua. Una volta legati tra loro in una struttura a rete, questi polimeri sono in grado di assorbire grandi quantità di acqua, anche centinaia di volte il proprio peso, dando origine a una massa morbida, gelatinosa e stabile nel tempo.
1. Scelta del polimero
Il primo passo consiste nel selezionare un polimero adatto, che può appartenere a due categorie:
- Naturale, come alginato, gelatina, collagene, chitosano;
- Sintetico, come PEG (polietilenglicole), PVA (alcool polivinilico), o poliacrilammide.
2. Preparazione della soluzione polimerica
Il polimero scelto viene dissolto in acqua o in un altro solvente appropriato, ottenendo una soluzione uniforme.
3. Reticolazione
Questa è la fase più importante del processo: le catene polimeriche vengono collegate tra loro, creando una rete tridimensionale. Questo collegamento può avvenire in due modi:
- Reticolazione chimica, mediante l’uso di agenti chimici come glutaraldeide o genipina, che formano legami covalenti stabili.
- Reticolazione fisica, basata su interazioni deboli e reversibili (come legami a idrogeno, interazioni ioniche o variazioni di temperatura o pH).
4. Fase di gonfiaggio
Dopo la reticolazione, la struttura viene immersa in acqua o in una soluzione acquosa. In questa fase, il materiale assorbe il liquido e si espande, dando origine al vero e proprio idrogel.
Approfondimento: Diverse tipologie di idrogel
Gli idrogel si possono classificare in base a diversi criteri, tra cui la loro origine, il meccanismo di reticolazione e la loro risposta agli stimoli esterni.
In funzione della loro origine si possono distinguere rispettivamente tre gruppi distinti:
- Idrogel naturali, costituiti da polimeri di origine biologica, come proteine, tra cui collagene e gelatina, e polisaccaridi, come cellulosa, chitosano o amido. Questi idrogel sono molto compatibili con il corpo umano, ma possono degradarsi più velocemente e avere proprietà meccaniche limitate.
- Idrogel sintetici, realizzati con polimeri artificiali, come il poli-2-idrossietilmetacrilato (pHEMA), il PVA e il PEG. Gli idrogel appartenenti a questo gruppo hanno maggiore resistenza e stabilità, il che li rende ideali per applicazioni a lungo termine.
- Idrogel ibridi, combinano materiali naturali e sintetici, unendo i vantaggi di entrambe le categorie per ottenere buone prestazioni sia biologiche che meccaniche.
Il tipo di reticolazione, quindi il modo in cui sono legate tra loro le catene polimeriche, mette in luce la distinzione tra idrogel fisici e chimici. I primi sono caratterizzati da legami deboli (come legami ad idrogeno, forze elettrostatiche e interazioni idrofobiche) e sono spesso reversibili e sensibili agli stimoli. I secondi sono costituiti da legami covalenti più forti tra le catene polimeriche. Questo li rende più stabili e resistenti alla degradazione.
In conclusione, gli idrogel si possono distinguere anche in funzione della loro sensibilità a diversi tipi di stimoli. In particolare distinguiamo idrogel sensibili a stimoli fisici, chimici o biologici.
Nel caso in cui si sia in presenza di idrogel sensibili a stimoli fisici, questi rispondono diversamente a seconda dell’impulso fisico a cui sono sottoposti. Alcuni possono gonfiarsi o contrarsi quando al variare della temperatura. Ad esempio, rilasciando un farmaco solo quando superano i 37°C, cioè in presenza di febbre o infiammazione. Altri si modificano se esposti alla luce (soprattutto UV o infrarossa). Questo permette di controllarli a distanza, magari attivando il rilascio di un principio attivo solo quando serve, con una semplice “torcia medica”. Alcuni reagiscono agli ultrasuoni, le stesse onde usate nelle ecografie. Questo stimolo può essere sfruttato per “aprire” l’idrogel e rilasciare il contenuto solo in profondità, senza danneggiare i tessuti. mentre altri sono sensibili a campi elettrici e magnetici. Incorporando particelle conduttive o magnetiche, questi idrogel possono cambiare forma o comportamento quando vengono attraversati da un campo. Sono studiati anche per creare piccoli robot morbidi o impianti attivabili da remoto.
Gli idrogel sensibili agli stimoli chimici possono essere distinti a loro volta in sensibili al pH, agli ioni o allo stato redox (ossidoriduzione). Alcuni tessuti del corpo hanno un pH più acido (come lo stomaco o i tessuti infiammati). Gli idrogel sensibili al pH possono reagire cambiando forma o rilasciando farmaci solo quando il pH è fuori norma, ad esempio in presenza di un tumore. Nel caso di idrogel sensibili agli ioni l’interazione con particolari sali o metalli (come il calcio) può farli solidificare o attivare. Questo è utile, per esempio, per creare gel iniettabili che si solidificano solo una volta entrati nel corpo. Infine, alcuni idrogel contengono legami chimici che si rompono in ambienti ossidanti o riducenti, come quelli infiammati o tumorali, rilasciando così il principio attivo proprio dove serve.
In ultimo gli idrogel sensibili agli stimoli biologici possono reagire in presenza di enzimi, glucosio e di anticorpi o antigeni specifici. Nel primo caso, se un certo enzima è presente (come in una ferita infetta o in un tumore), l’idrogel può degradarsi e liberare un farmaco. È un modo intelligente per colpire solo le cellule malate, risparmiando quelle sane. Gli idrogel sensibili al glucosio, invece, sono pensati per i pazienti diabetici, questi idrogel reagiscono alla quantità di zucchero nel sangue e possono rilasciare insulina solo quando i livelli si alzano troppo. Gli idrogel sensibili ad anticorpi o antigeni possono riconoscere molecole molto specifiche, legandosi ad esse e attivandosi. In futuro, potrebbero diventare parte di sistemi diagnostici “intelligenti” o terapie personalizzate.
Come funzionano nel corpo umano
Nel contesto del corpo umano, gli idrogel agiscono principalmente attraverso i seguenti meccanismi:
- Assorbimento e rilascio controllato: possono assorbire fluidi corporei e rilasciare gradualmente i farmaci o i principi attivi in essi contenuti. Questo processo è influenzato dalla struttura del reticolo polimerico e dalle condizioni ambientali locali, come pH e temperatura.
- Risposta a stimoli esterni: alcuni idrogel sono progettati per rispondere a specifici stimoli, come variazioni di pH, temperatura o la presenza di determinate molecole (Figura 4). Questa caratteristica li rende ideali per applicazioni in cui è necessario un rilascio mirato e controllato dei farmaci.
- Mimetizzazione della matrice extracellulare: possono essere utilizzati come scaffold per la crescita cellulare, fornendo un ambiente che imita la matrice extracellulare naturale (Figura 5). Questo supporta la rigenerazione dei tessuti danneggiati e la formazione di nuovi vasi sanguigni.


Approfondimento: Applicazioni degli idrogel in medicina
Gli idrogel trovano impiego in numerosi ambiti della medicina moderna grazie alla loro versatilità, biocompatibilità e capacità di rilasciare farmaci in modo controllato. Alcuni esempi sono riportati in Figura A.

Medicina rigenerativa e ingegneria tissutale
Sono ampiamente utilizzati come scaffold tridimensionali, cioè come impalcature temporanee che supportano l’adesione, la crescita e la differenziazione delle cellule. Possono essere progettati per mimare le caratteristiche chimiche e meccaniche della matrice extracellulare (ECM), l’ambiente naturale in cui vivono le cellule, promuovendo così processi rigenerativi.
Grazie a queste proprietà, trovano applicazione nella rigenerazione ossea, nella riparazione della cartilagine (dove la capacità rigenerativa naturale è molto limitata) e nella guarigione di lesioni cutanee estese, come ustioni o ulcere. Alcuni idrogel possono persino essere combinati con cellule staminali o fattori di crescita per migliorare ulteriormente la qualità della rigenerazione.
Medicazioni per ferite
Una delle applicazioni più consolidate è il loro impiego in medicazioni avanzate grazie alla loro capacità di trattenere acqua andando a creare un microambiente umido ideale per la guarigione, stimolando il rinnovamento cellulare e riducendo la formazione di croste e cicatrici.
Inoltre, aiutano a lenire il dolore grazie all’effetto rinfrescante e possono essere arricchiti con agenti antimicrobici, antinfiammatori o analgesici, permettendo una protezione attiva contro le infezioni. Alcuni idrogel intelligenti sono in grado di rispondere al pH delle ferite infette, rilasciando i principi attivi solo quando serve.
Somministrazione controllata di farmaci
Possono essere caricati con una vasta gamma di molecole terapeutiche, come antibiotici, farmaci antitumorali, analgesici o ormoni, e rilasciarle in modo graduale, prolungato e localizzato.
Questa strategia consente di migliorare l’efficacia terapeutica riducendo al minimo gli effetti collaterali sistemici e le dosi necessarie. Alcuni idrogel sono anche stimolo-sensibili: si attivano solo in risposta a particolari condizioni fisiologiche, come cambiamenti di pH, temperatura o presenza di specifici enzimi, come accade ad esempio nell’ambiente tumorale.
Dispositivi medici e diagnostici
Trovano impiego anche nella realizzazione di dispositivi medici, come lenti a contatto, biosensori, impianti iniettabili, valvole cardiache sintetiche o supporti per la coltura cellulare in vitro. La loro trasparenza ottica, la morbidezza e l’elevata compatibilità con i tessuti biologici li rendono ideali per interagire in modo sicuro e funzionale con l’organismo.
In particolare, le lenti a contatto idrogel offrono comfort prolungato grazie alla loro capacità di mantenere l’idratazione e trasmettere ossigeno alla cornea.
Terapie avanzate e oncologia
In ambito oncologico, stanno emergendo come veicoli per la somministrazione localizzata di terapie antitumorali, tra cui chemioterapici, RNA terapeutici o cellule immunitarie. Questi materiali possono essere iniettati direttamente nella massa tumorale, dove rilasciano in modo controllato i principi attivi, limitando la tossicità sistemica e massimizzando l’azione locale.
Alcuni idrogel, inoltre, possono essere combinati con tecnologie intelligenti come il targeting molecolare, aumentando la precisione della terapia e riducendo i danni ai tessuti sani circostanti.
Vantaggi e limitazioni in medicina
Gli idrogel rappresentano una classe di biomateriali promettente per le applicazioni mediche. Tuttavia, come ogni tecnologia, presentano anche alcune limitazioni che ne influenzano l’effettivo utilizzo in ambito clinico.
Il loro principale punto di forza risiede nell’elevata biocompatibilità e nel contenuto d’acqua: la struttura tridimensionale e altamente idratata di questi materiali li rende molto simili ai tessuti umani. Ciò permette una buona integrazione con l’organismo, riducendo al minimo il rischio di reazioni immunitarie indesiderate. Un altro dei vantaggi più rilevanti degli idrogel è la possibilità di utilizzarli come sistemi per il rilascio controllato dei farmaci. Inoltre, alcuni idrogel sono “intelligenti”, ovvero capaci di rispondere a stimoli esterni come variazioni di temperatura, pH o la presenza di specifiche molecole biologiche. Un altro aspetto interessante è la facilità di somministrazione: molti idrogel possono essere applicati in forma liquida e successivamente solidificarsi direttamente nel sito da trattare. Questa caratteristica permette loro di adattarsi alla morfologia del tessuto lesionato e consente interventi minimamente invasivi, particolarmente vantaggiosi in contesti delicati o difficili da raggiungere con altri metodi.
Tuttavia, nonostante i numerosi punti di forza, gli idrogel presentano anche alcune limitazioni che ne condizionano l’impiego clinico. Una delle principali criticità riguarda la loro bassa resistenza meccanica. Gli idrogel naturali tendono a essere poco robusti e non sempre adatti a sopportare le sollecitazioni dei tessuti più complessi o sottoposti a carichi meccanici intensi. Un’altra sfida è rappresentata dalla velocità di degradazione: in alcuni casi, questa può essere troppo rapida, limitando la durata dell’effetto terapeutico e rendendo necessarie applicazioni ripetute. Infine, la conservazione e la sterilizzazione degli idrogel rappresentano un ulteriore ostacolo. Alcuni di essi sono sensibili ai trattamenti sterilizzanti convenzionali e richiedono condizioni specifiche per mantenere intatte le loro proprietà, il che può complicarne la gestione in ambiente ospedaliero
Sistema di somministrazione mirata per il trattamento del cancro al seno
Un recente studio ha sviluppato un idrogel iniettabile a base di peptidi ultra-corti, progettato per rilasciare il farmaco chemioterapico doxorubicina (DOX) direttamente nel tumore, in modo controllato e prolungato.
Questo sistema rappresenta una strategia innovativa per combattere il cancro al seno riducendo gli effetti collaterali delle terapie tradizionali.
Il gel è stato creato usando un piccolo peptide chiamato PyKC, che ha la capacità di formare una rete tridimensionale compatta e in grado di intrappolare il farmaco al suo interno. Una delle caratteristiche più interessanti di questo materiale è la sua sensibilità al glutatione (GSH), una molecola presente in grandi quantità nelle cellule tumorali, ma molto meno in quelle sane. In presenza di GSH, il gel si “rompe” lentamente e rilascia la DOX solo dove serve, evitando così di danneggiare i tessuti sani.
Un altro grande vantaggio è l’iniettabilità dell’idrogel: ha una consistenza che cambia sotto pressione, diventando fluido quando viene spinto da una siringa e tornando solido una volta iniettato. Inoltre, è insolubile nei liquidi biologici, quindi non si disperde nel corpo e rimane stabile nel sito tumorale fino a 18 giorni, agendo come una “riserva” di farmaco che viene rilasciato gradualmente (Figura 6).
In esperimenti su cellule tumorali (tra cui un tipo particolarmente aggressivo di cancro al seno chiamato triplo negativo), l’idrogel ha mostrato un’elevata efficacia antitumorale:
- entra più facilmente nelle cellule malate,
- causa un blocco del ciclo cellulare, impedendo la divisione delle cellule tumorali,
- induce apoptosi (cioè la morte programmata delle cellule),
- aumenta i livelli di stress ossidativo all’interno del tumore, un meccanismo che contribuisce a distruggerlo.
Allo stesso tempo, il trattamento si è dimostrato molto meno tossico per le cellule sane, proprio perché il rilascio del farmaco dipende dalla presenza del GSH, che nelle cellule normali è scarso.
Nei test su animali da laboratorio, una sola iniezione dell’idrogel caricato con DOX ha portato a una riduzione del 75% del volume del tumore in 18 giorni. E non solo: a differenza del trattamento classico con DOX, i topi trattati con l’idrogel non hanno mostrato perdita di peso, caduta del pelo o danni agli organi interni. Analisi istologiche e test su sangue e tessuti hanno confermato la sicurezza e l’efficacia del trattamento.

Questo studio dimostra che è possibile mirare con precisione il trattamento del tumore, riducendo al minimo gli effetti collaterali. Grazie a un rilascio “intelligente”, guidato da uno stimolo biochimico presente solo nel tumore (il GSH), l’idrogel rappresenta una piattaforma molto promettente per futuri trattamenti personalizzati e localizzati.
Conclusioni e prospettive future
Un ambito di interesse crescente è lo sviluppo di idrogel personalizzati, progettati in base alle caratteristiche specifiche del paziente o della patologia. Questa direzione è resa possibile dall’avanzamento di tecniche come la stampa 3D, che consente di costruire strutture potenzialmente utili su misura (anche con cellule incorporate).
Un altro campo in evoluzione è quello degli idrogel multifunzionali, capaci di svolgere più di un compito contemporaneamente: ad esempio, rilasciare un farmaco in risposta a uno stimolo (come il pH o la temperatura), proteggere cellule o biomolecole durante la somministrazione, o stimolare direttamente la rigenerazione tissutale. Questi sistemi integrati possono contribuire a rendere le terapie più efficienti e selettive.
Dal punto di vista della sicurezza, restano aperte alcune sfide legate alla biocompatibilità e alla degradabilità dei materiali, soprattutto per applicazioni a lungo termine. Sarà importante sviluppare idrogel che non causino reazioni avverse e che possano essere eliminati facilmente dall’organismo o riassorbiti senza accumulo.
Fonti e approfondimenti:
- Express Healthcare – Indian researchers develop injectable Hydrogel for targeted cancer treatment;
- IIT Guwahati – Develop Innovative Injectable Hydrogel for Targeted Breast Cancer Therapy;
- Materials Horizon – Targeted and precise drug delivery using a glutathione-responsive ultra-short peptide-based injectable hydrogel as a breast cancer cure;
- Frontiers – Biocompatible Hydrogels: Properties, Synthesis, and Applications in Biomedicine;
- Nature – Current hydrogel advances in physicochemical and biological response-driven biomedical application diversity;
- ScienceDirect – Biomedical Applications of Functional Hydrogels: Innovative Hydrogels in Clinical Trials and Commercial Use;
- Jurnal od Biological Engineering – Frontier and hot topics in the application of hydrogel in the biomedical field: a bibliometric analysis based on CiteSpace.




